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sabato 14 agosto 2010

Storia di un soldato e della donna che gli insegnò ad amare

Epilogo

Il sole aveva cominciato da poco la lenta discesa verso l’orizzonte quando Kehr decise di mettere in atto il suo piano: sebbene sapesse che era una missione suicida, non aveva paura di morire, non sapendo nemmeno cosa significasse la parola paura.
Finì il suo lavoro nelle stalle ben prima degli altri giorni e si diresse verso il castello, più precisamente verso l’entrata delle segrete. Una volta entrato, si accertò che le guardie che erano sempre presenti se ne fossero andate - incredibile quello che poteva fare un po’ di denaro. Arrivato alla postazione di guardia, indossò una delle armature lì presenti e prese la spada più grossa che trovò. Con un ghigno soddisfatto guardò la lama per tutta la sua lunghezza e la rinfoderò. Mai come in quel momento sapeva cosa doveva fare.

Emy era ancora scossa dalle rivelazioni appena ricevute, ma non aveva molto tempo per decidere. Senza esitare posizionò di nuovo le mani all’altezza del petto come aveva fatto poco prima, ma questa volta era pronta a fare quel che voleva: scappare da lì.
Sentì di nuovo la voce degli assedianti e decise di aprirsi un varco nella direzione opposta. Vide come prima le pareti che si muovevano, ma questa volta una porzione sembrava avere un ritmo diverso, quasi fosse estranea alla muratura. Si avvicinò lentamente e vide che quella sezione di muro si tingeva di colori sempre più strani, fino a diventare un vortice confuso di tinte contrastanti. Senza esitazione, come se sapesse da sempre cosa fosse, si avvicinò fino quasi a sfiorarne la superficie. In quel momento le truppe del Comandante irruppero nella casa ma non fecero in tempo a capire cosa stesse succedendo che a voce unisona sia l’Angelo che Sestelle urlarono -NO!!!-, ma era troppo tardi. Emy entrò nel vortice e la casa scomparve dietro di lei.
-Questa non ci voleva proprio…- disse con rabbia Sestelle -Ora ci vorrà almeno un ora prima di poterla raggiungere-
-Vuol dire che non puoi aprire subito un portale con la medesima direzione?- chiese l’Angelo
-Certo che no, idiota!- Sestelle si mise davanti alla zona in cui era sparita Emy e si mise nella stessa posizione in cui era stata Emy -Va da lei. Tu sai dov’è. Ma non farti vedere e interferisci solo se i nostri piani vengono rovinati-
L’angelo annuì e spiccò il volo.

Kehr si avvicinava agitato ma cauto verso la sala del trono. Più di una volta aveva incontrato altre guardie ma nessuno lo aveva fermato: per fortuna l’armatura copriva il volto che, benché fosse somigliante a quello di tutti gli altri soldati, si differenziava per gli occhi: chiari e non neri come la pece.
Avanzò finchè non arrivò alla porta che conduceva dentro la sala del trono. Lì erano di guardia due soldati che, evidentemente, non avevano molto da fare. Si avvicinò e con voce secca disse -Il vostro turno è finito, vi copro io…- Un po’ sorpresi, i due soldati si guardarono tra loro ma poi se ne andarono, ben felici di poter uscire prima da quel posto. Kehr attese che i passi dei due fossero lontani, dopodiché aprì la porta ed entrò.
Il buio dominava quasi tutta la sala, tranne la zona in cui era posto il trono su cui Algon I sembrava che riposasse. Kehr si avvicinò lentamente, sguainando la spada. Sapeva che lo stava facendo per i bene del suo popolo, ma uccidere il suo re era per lui un atrocità incredibile. Quando fu davanti al trono, alzò la spada per sferrare un solo, letale colpo ma si fermò quando vide che il colore della pelle del re non era il solito marrone ma più bianco, quasi fosse…
-Morto?- esclamò sorpreso. Non sembrava nemmeno che fosse morto da poco, perché l’odore di carne in putrefazione era mescolato a quello delle candele e degli incensi presenti in quella sala.
I suoi pensieri furono interrotti dal rumore di vetri rotti e, guardando in alto, vide una figura alata che picchiava verso il pavimento. Poco prima di impattare il pavimento, si fermò e atterrò con delicatezza.
-Cosa diavolo…?- esclamò sorpreso
-Che cosa?- disse il nuovo arrivato.
Si guardarono reciprocamente per un attimo e furono interrotti da un tonfo, come di una persona che cadesse.

-Ma che…?- esclamò Emy -Dove sono finita?- guardandosi intorno non vide altro che buoi, eccezion fatta per una zona in cui sembrava esserci un trono, vicino al quale c’era un sodato e, al centro della sala, l’Angelo. Si alzò in piedi e si avvicinò, entrando nella zona di luce.
-Emy?- esclamò l’Angelo, sorpreso -Ma cosa sta succedendo?-
-Me lo stavo chiedendo anch’io…- disse Kehr -Il Re è morto, tu precipiti dal soffitto e lei compare dal nulla…-
-Cosa? Argon I è morto?- urlò l’Angelo. Poi l’espressione di stupore si tramutò in rabbia -Quell’arpia… aveva progettato tutto fin dall’inizio!-
-Qualcuno mi spiega cosa sta succedendo?- chiese Emy disperata
-Tu devi andartene da qui, prima che…-
-Prima che arrivi io?- disse Sestelle entrando in scena con un sorriso crudele sulle labbra -Bene bene bene… cosa abbiamo qui? Io vedo l’assassino del re, un traditore e una piccola ladra…- disse indicando rispettivamente Kehr, l’Angelo ed Emy
-Tu…- disse Kehr colmo di rabbia -Sei stata tu ad uccidere il re… e perché hai addosso le vesti del mio Comandante?-
-Stupido, è LEI il Comandante!- disse l’Angelo
-Non è possibile… il Comandante è uno dei guerrieri più valorosi del regno… non può essere una donna!- Kehr si avvicinò verso Sestelle con la spada estratta -Tu ora morirari per quello che hai fatto…-
-Dopo di te, mio caro…- disse Sestelle con un sorriso.

Kehr si slanciò verso Sestelle con una rabbia inaudita, ma il Comandante schivava ogni colpo con facilità -Tutto qui? Mi deludi, Kehr…-. A quelle parole il soldato iniziò a colpire con più veemenza, cercando in tutti i modi di colpire quella traditrice.
Mentre assisteva allo scontro, Emy si sentì in dovere di fare qualcosa, così alzò nuovamente le mani all’altezza del petto e sentì una grande energia che scorreva nei suoi palmi. Concentrandosi mirò a Sestelle, con tutta la sua forza urlò e sentì che l’energia veniva scagliata verso quella che un tempo era sua nonna. Sestelle si rese conto del pericolo quando era troppo tardi: venne colpita in pieno e la forza di quell’attacco la fece volare diversi metri indietro, fino a cadere con un tonfo sordo sul pavimento. Kehr si avvicinò a lei, vedendola mentre rantolava, con gli occhi ormai spenti: segno che la sua vita era ormai al termine. Assicuratosi che non si sarebbe più riuscita ad alzare, si girò ma riuscì a sentire le ultime parole del suo Comandante: -Lei è come me… anzi, lei È me…-, detto questo, esalò il suo ultimo respiro.
Kehr non fece molto caso a quelle parole e quando l’Angelo gli chiese cosa avesse detto, non rispose, ma si voltò verso Emy. Guardandola con attenzione, poteva vedere che nei suoi occhi qualcosa stava cambiando: uno aveva cambiato colore ed era diventato rosso sangue.
Guardando quella mutazione, il viso dell’Angelo si rabbuiò e disse con tono grave -Finchè anche l’altro non sarà così, non c’è pericolo... ma dobbiamo stare attenti lo stesso.- Emy non capiva cosa significassero quelle parole, ma era grata che ora tutto si sarebbe sistemato. Aveva come l’impressione di sapere come sarebbe andata a finire quella storia: Kehr era la persona più adatta al comando e senza il Comandante, non ci sarebbero stati ostacoli.
Né per lui, ne per noi.

venerdì 13 agosto 2010

Storia di un soldato e della donna che gli insegnò ad amare

Storia di un soldato e della donna che gli insegnò ad amare


Cap. 4


Forse quello sarebbe stato un buon giorno per morire – stava pensando intanto Emy – certo speranze di uscire da quel posto non ne aveva…almeno non viva….e, a quanto pare, chi la stava aspettando là fuori era ancora più sicuro di come sarebbero andate le cose.


"Blanchard! Vieni fuori! Sento la tua anima, sento ogni cosa ti passi per la mente….per il cuore…….a me non puoi nascondere nulla….NULLA!" Urlò nuovamente quella voce "Sento la tua paura….lo sgomento….la solitudine….la….la…." la voce si era fermata, ed Emy pensò che era vero ciò che quella voce stava dicendo…la paura l'aveva provata all'inizio, lo sgomento era arrivato poi…..la solitudine le aveva dato la certezza della fine….ma stranamente ora che si era rialzata da terra…l'emozione che la stava pervadendo era di una certa curiosità ed incredulità.


La particolare forma circolare della camera nella quale si era risvegliata le infondeva ora una sorta di tranquillità…si sentiva stranamente a … casa…..e la pietra che rivestiva interamente le pareti … le pareva…..viva?!?!?!?! Osservando con maggiore attenzione le parve infatti che parte di quella pareste stesse addirittura…….…respirando. Certo l'esperienza che l'aveva incontrata quella mattina non era certo "normale", ma non lo era mai stata nemmeno la sua vita fino a quel momento…perché sarebbe dovuta diventarlo proprio ora?


Alzò quindi lo sguardo verso le due feritoie, chiuse gli occhi ed inspirò profondamente dal naso cercando di racimolare tutte le forze che ancora aveva in corpo ed attirandone delle nuove dalla pietra che circondava le pareti e la stanza intera. Espirò sommessamente tenendo sempre gli occhi chiusi…e di nuovo inspirò…ed espirò……aprì nuovamente gli occhi la consapevolezza mutò all'istante….era palese che…..anche lei…era "diversa".


Richiuse nuovamente gli occhi e ricominciò la respirazione portando le mani, ora giunte, all'altezza del seno…..separò, molto lentamente, i palmi che erano diventati, nel frattempo, incandescenti, di colore rosso vermiglio e carichi di energia vitale. Le avvicinò alla parete ed ebbe la conferma di ciò che stava "sentendo": le particelle che costituivano la parete stavano respirando ……. insieme a lei……..per lei…quale parte di lei.


-brava cara, continua così….hai capito ora vero?- la voce che percepiva Emy era una voce interiore, aveva un non so che di conosciuto, pacato, lento, sereno…….era il suo sentire più profondo…la sua radice, il suo legame con la terra. Le mani sarebbero diventate lo strumento per creare una rottura nel muro e fuggire da chi la stava inseguendo, ma da chi erano controllate e come e perché conoscessero già quanto sarebbe accaduto, le era davvero sconosciuto.


La mano sinistra era pronta, come lo era stata la prima volta che aveva preso in mano la sua penna d'oca, come la prima volta che aveva preparato la sua prima pozione, l'unica donna della famiglia a scrivere con la mano sinistra…......lei e la nonna Sestelle….la wicca anziana del villaggio……


Nate nello stesso giorno, alla stessa ora, sotto la medesima luna, nel medesimo posto…….erano state talmente tante le coincidenze ….. che la madre di Emy, Viola, aveva impedito a sua madre, Sestelle, di vedere la bambina. Bandita dal castello Emy non l'aveva più rivista, ma l'aveva sentita, avvertita dentro praticamente sempre, in ogni momento della sua vita……loro due avevano ricevuto il dono……e quello stesso dono faceva in modo che la loro vita fosse intrecciata, per non dire condivisa, in ogni istante. L'una avvertiva l'altra nelle emozioni e in ogni attimo di ogni presente. Avevano ricevuto il dono della "vista", non quella alla quale siamo abituati dalla nascita….loro avevano il potere di vedere oltre…oltre il materiale, oltre il non materiale, oltre il conosciuto, entrare in contatto con persone di mondi ancora da scoprire…..potevano "vedere" nella mente, perlustrare le zone nascoste di ogni persona….scoprire la verità, sentirne la menzogna, vedere il male e il bene, leggere l'intenzione…prima ancora che questa potesse fare capolino nella materia grigia di chi ne era protagonista…..


Sestelle aveva condotto Emy durante tutta la sua infanzia e parte dell'adolescenza, l'aveva istruita, l'aveva aiutata ed Emy, fin da bambina, aveva visto angeli e demoni dietro a parvenze umane, non ne aveva avuto paura, le era parsa una "normalità". Fu solo crescendo che Emy appurò quanto la sua "normalità" non lo fosse per chi le stava accanto…non lo fosse per Viola. Viola aveva rinunciato al "dono", così come sua sorella maggiore Altaver, ma anche rinnegando una parte di sé, continuavano ad essere figlie di una wicca. Per preservare Emy dal destino che certo l'avrebbe attesa, operarono insieme un potente sortilegio, ma qualcosa non andò per il giusto verso e Altaver perse la vita. Viola non accettò mai la morte della sorella e lasciò che la madre facesse ciò che considerava il meglio per la nipote, per Emy…..e Sestelle lo fece: le diede un'altra figlia senza alcun dono, ma in cambio coltivò quello di Emy alla perfezione: sarebbe servito in un futuro, ne era certa.


Emy, crescendo, divenne sempre più consapevole del "dono", della sua "diversità" e della presenza, nella sua mente, di Sestelle: due entità in un unico corpo. Ed ora, più che mai, quella consapevolezza l'avrebbe aiutata a salvarsi e a fare ciò che il cosmo aveva scelto per lei.


-cara, sei pronta?- la voce di Sestelle era nuovamente in lei.


- non ho scelto io …non ho voluto che ciò accadesse…perché….-


- cara il destino era già stato scritto per me, per le mie figlie, per te e per quello che sarà………


- io non…..oh Mio Dio…..S estelle – A ltaver – V iola – E my ……. S A V E ….. ma cosa???? da cosa…da chi?-


- Gli anziani di Haku-Kehr mi hanno parlato di un genoma modificato, di un Comandante che si nutre di odio …e un Sovrano di disperazione….


- ma tutto questo che cos'ha a che fare con me???? Sono ….solo U M A N A…non ho forza né muscoli per un soldato….non ho ……-


- è vero… per cambiare devi avere la forza…..la forza di credere in quello per cui vuoi cambiare …..e l'amore cambia gli uomini…..la creatura che oggi ti ha inseguita, per ucciderti, ti ha guardata dentro e ha visto in te l'amore, non ne conosceva il significato …. Ma ora ne è ben consapevole……lo capisci? Se hai potuto cambiare un soldato…potrai cambiare gli altri….e se arriviamo al Comandante….


Emy si era accasciata a terra, stremata dalla voce e dalla nuova verità….a cosa poteva servire lei? Si era messa a correre per sfuggire a quella terrificante creatura….come poteva volerne vedere altri…..la paura aveva neutralizzato il suo "dono"…come avrebbe fatto ad avvicinare gli altri soldati……- ho bisogno di una porta- pensò Emy – e una volta fuori…..confiderò un'altra volta nell'Angelo .. se sono stata salvata una volta….lo farà di nuovo….


-cosa devo fare Sestelle?- chiese l'Angelo Blu della Luce


- tirala fuori da lì….e poi abbandonala al suo destino…..se il Comandante la vuole per ucciderla…l'avrà…..-


- l'hai amata e cresciuta per tutta una vita e ora la vorresti offrire in sacrificio? -


- amata? Ha ha ha ha ha…..ancora pensi che io possa amare????? Ho odiato chiunque provasse un sentimento simile….l'amore non è altro che l'essere debole….ed Emy lo è sempre stata……ho sempre dovuto aiutarla e sostenerla perché è nata debole ed è cresciuta in mezzo ai deboli……


- tu sei pazza, Sestelle, non puoi lasciarla morire……farò in modo che lei sappia ciò che è racchiuso nella tua mente e che si difenda….prima dei soldati…e del Comandante … da te…-


- siamo menti inseparabili….ormai… ha imparato da me….lei è me…..


- ma se il Comandante la ucciderà…morirai anche tu….


- Ho detto menti inseparabili….non corpi….mi pensi davvero tanto stupida? Emy è il corpo dove soggiorna la mi mente, niente altro….è sempre stata diversa perché in lei ero io……Deve sottoporre i soldati e modificarli…..e quando ciò sarà accaduto….non mi servirà più….


- ma perché darla al Comandante?


- perché se arriva prima a lui…in un colpo solo avrò tutti gli altri…..geniale eh??

giovedì 12 agosto 2010

Storia di un soldato e della donna che gli insegnò ad amare - Parte 3

Cap 3

Emy si svegliò all'improvviso, aprì con fatica gli occhi e si guardò intorno. Il luogo in cui si trovava, una camera tonda con un coppia di piccole finestrelle situate molto in alto, le era completamente sconosciuta. Attraverso le due feritoie poteva scorgere solo un piccolo pezzo di cielo, e nient'altro.
“Dove sono? Cosa mi è successo?”
Si accorse che aveva il vestito sporco di sangue, e tutto stracciato per la corsa nei rovi: così pian piano le tornò alla mente la terribile avventura: il mostro rosso, la distruzione, le sue urla terribili, i suoi colpi, la corsa forsennata nel bosco, l'Angelo...
“L'Angelo! Dove sarà adesso?”
Poi il pensiero passò alla sua famiglia: il suo adorato marito, i suoi amati genitori, e sua sorella... che fine avranno fatto? I terribili mostri rossi avranno attaccato anche loro?
Una lacrima le scese lungo la guancia: cosa avevano mai combinato per dover subire una simile aggressione? Chi poteva voler loro così tanto male?
Suo marito era forse la persona più buona e benvoluta di tutta la Contea: lei ringraziava Dio tutti i giorni per averglielo concesso in dono. Chi poteva odiare così tanto un tale uomo?
Mentre formulava questi pensieri, la già flebile luce che penetrava dalle finestrelle d'improvviso fu oscurata dalle sagome di alcuni corpi: erano corpi mostruosi, e sembravano interessati proprio ad entrare lì da lei.
Un brivido percorse Emy, che si guardò intorno terrorizzata: la saletta era circolare, tutta in pietra, senza una porta né un  nascondiglio. Era in trappola!
Ma un nuovo lungo brivido le percorse la schiena quando dall'esterno una voce spaventosamente cavernosa urlò:
“Blanchard! Vieni fuori! So che sei qui intorno! Sento distintamente l'odore della tua paura, e posso percepire il freddo della solitudine in fondo alla tua anima!”

Kehr stava dando il fieno ai cavalli: le stalle reali contenevano una dozzina di sauri enormi e neri, che solo il Sovrano ed il Comandante avevano la possibilità di cavalcare.
Il lavoro era di certo moltissimo e massacrante per una persona sola, ma a Kehr la cosa stava bene così: si manteneva il cervello impegnato, e non poteva pensare in continuazione alla donna che l'aveva stregato.
Si diresse verso il muro confinante con le prigioni, e sollevò una nuova grossa balla di fieno da terra; ma appena la scostò dal grosso muro, vide un'ombra che rapida si stava rintanando in un piccolo tunnel.
“Vediamo di che razza di topo si tratta...” disse il guerriero infilando coraggiosamente il grosso braccio nel piccolo buco scuro. La sua grande mano trovò dei luridi peli, e li afferrò con forza: poi tirò con violenza quel l'esserino fuori dal buco e lo buttò sul pagliericcio, in un angolo della stalla rischiarato da una torcia.
Subito il malcapitato si rannicchiò su se stesso, e mormorò impaurito:
“Ti prego, non farmi male. Ti prego, ti scongiuro. Rientrerò subito nella mia cella: abbi pietà di un povero vecchio.”
Kehr guardò meglio il sacco di cenci che tremava dinanzi a lui: si trattava di un uomo? Se era un uomo era molto denutrito, piuttosto male in arnese...
“Cosa pensavi di fare, derelitto? Credevi davvero di poter scappare dalle galere dell'Isola così, impunemente? Chi sei? Parla, prima che ti sbatta contro quel muro!”
“Ti prego, sono un povero vecchio; non farmi del male. Che te ne verrebbe?”
“Non fare il furbo con me. Stavi scappando dalle prigioni, e se eri lì dentro c'è di sicuro un valido motivo: non credi?”
Il fuggiasco si sistemò quel che rimaneva di un vecchio paio di occhialini sul naso, e si ravviò alla bell'e meglio la rada zazzera grigiastra che ancora restava sul suo capo, poi ancora accucciato guardò dritto negli occhi  il guerriero e disse:
“Proprio come per te, Kehr. Proprio come per te c'è un valido motivo per essere stato condannato qui nelle stalle reali...”
Il guerriero si raddrizzò, e osservò il vecchio con maggior attenzione.
“Come fai a sapere il mio nome, vecchio!? Parla: chi sei! E dove stavi andando?”
L'anziano prigioniero si mise a sedere, con un po' di difficoltà. Poi, massaggiandosi le giunture ancora indolenzite per il volo fattogli fare da Kehr, rispose.
“Tutti in prigione sapevamo di te, di quello che hai fatto e … soprattutto … di quello che non hai fatto con la ragazzina.”
“Spiegati meglio, vecchio! Ma bada, se pensi di prenderti gioco di me....”
“Stai tranquillo, guerriero. So perfettamente che potresti mettere fine alla mia trista esistenza con una mano sola. Il fatto che io sia vecchio e debole, però, non significa che sia anche stupido.”
“Chi sei? E perchè ti trovi in prigione?”
 “Il mio nome è Fulvius, ma nessuno lo pronuncia più da decenni. Adesso tutti mi chiamano 'Vecchio pazzo', e probabilmente hanno anche ragione: non si resta 22 anni prigioniero qui dentro senza perdere la ragione.”
“Vecchio, perchè sei stato imprigionato?”
“E' una storia un po' lunga. Tanti anni fa io dirigevo il laboratorio di ricerca su quest'isola. Ero famoso, e mi sentivo importante e realizzato: potevo fare quello che più mi piaceva nella vita, cioè studiare il genoma umano e scoprire il modo per eliminare tutte le malattie del mondo. In breve, stavo cercando di creare l'immortalità.”
“Mi sa che mi prendi in giro, vecchio pazzo. Continua!”
“Una sera d'inverno, mentre stavo conducendo un difficile esperimento, qualcosa andò storto...”
“Questa l'ho già sentita: hai creato Spiderman, eh?!”
“..No, davvero: stavo lavorando ad una mutazione genetica e ho sbagliato un vetrino. Quello che ne è uscito è... la tua razza deviata.”
“Ha ha ha ha! E tu quindi saresti il nostro mitico 'Creatore'? Come ti aspetti che ti creda, vecchio?”
“Lasciami continuare, poi giudicherai tu. Quella stessa sera ero dibattuto tra due sentimenti: proseguire l'esperimento per vedere cosa ne sarebbe venuto, o distruggere tutto e non farne parola con nessuno.”
“E tu allora cosa hai fatto?”
“Secondo te, intelligentone? Tu oggi sei o non sei vivo, Kehr?”
Il guerriero si sedette, visibilmente colpito da quella rivelazione. Il vecchio attese che Kehr assimilasse quella informazione, poi continuò:
“Dopo poco tempo venne da me quello che si fa chiamare il Comandante, attratto dall'odore dei miei esperimenti...”
“Fermati, Vecchio! Cosa significa: attratto dall'odore?”
“Il Comandante non è un essere umano, né normale né deviato. Lui può percepire gli odori dell'odio, e della paura; lui riconosce tramite il suo senso soprannaturale l'odore della felicità e dell'amore, della soddisfazione e della disperazione, di ogni emozione umana. E come fa ognuno di quegli esseri, sceglie un odore e se ne pasce: quell'odore lo nutre, lo fa crescere, lo fa diventare forte e invincibile. Ed il Comandante vive con l'odore dell'odio.”
“Continuo a non capire: i tuoi esperimenti avevano creato me...”
“Kehr, la tua razza deviata vive d'odio; e lui lo sentì da molto lontano. Così venne da me, insieme al Sovrano, e con la scusa di farmi procedere spedito nelle mie ricerche, in realtà fecero in modo che io duplicassi un grande numero di mutanti come te.”
“Quindi tu conosci sia la vera identità del Comandante che quella di Algon I.”
“Certo. Sono due esseri simili, il Comandante si nutre d'odio, e il Sovrano invece di disperazione. Ma andiamo avanti: io ci impiegai qualche tempo, ma finalmente capii che ero stato reso cieco dalla mia superbia, e che stavo creando una razza genetica terribile, e non una soluzione per il bene dell'umanità. Così una notte decisi di parlargliene: dovevamo smettere gli esperimenti, e distruggere quello che avevamo ottenuto: te e gli altri guerrieri.”
Kehr era visibilmente turbato: conoscere tutte queste cose in questo modo gli faceva girare la testa.
Il vecchio continuò:
“Non ti dico come si infuriarono loro quando glielo dissi! Mi minacciarono, mi percossero, uccisero anche i miei amici per costringermi a collaborare. Solo io non fui  ucciso, perchè ero troppo prezioso, dato che ero l'unico a conoscere la formula della produzione dei corpi deviati. Ma mi hanno scaraventato in questa galera, sperando che  prima o poi cambiassi idea...”
“Vecchio, come posso credere a quello che dici? Potrebbe essere una serie di sciocchezze, un vaneggiamento di un vecchio pazzo.”
“Hai ragione, ma io posso dartene una prova. Sai, Kehr: c'è una sola cosa che può sconfiggere un essere deviato; è l'amore per una fanciulla. E non una fanciulla qualsiasi: ciascuno di voi deviati ha la sua.”
“Te lo chiedo ancora una volta: come faccio a sapere che non menti?”
“Vieni vicino a me, in modo che ti possa guardare negli occhi: così ti dirò come deve essere la tua...”
Kehr si avvicinò, dubbioso.
Il vecchio gli prese la testa tra le mani, e lo fissò con le sue pupille glaciali nel profondo dei suoi occhi; Kehr si sentì completamente indifeso di fronte allo sguardo penetrante del vecchio, che con i suoi occhi gli stava rimescolando tutte le immagini nel cervello.
Alla fine lo sguardo del vecchio uscì dalla sua testa, e Kehr disse:
“Allora, vecchio? Cosa hai visto?”
“La ragazza che potrà neutralizzare la tua forza è di carnagione bianca, ha i capelli corvini e gli occhi azzurri. Occhi profondi, glaciali...”
“Hai ragione. La conosco già, vecchio!”
“Sì, l'ho visto. E so anche che il Comandante la vuole eliminare.”
“Ma perchè Il Sovrano ed il Comandante la vogliono morta?”
“Non ho detto Il Sovrano, Kehr. Solo il Comandante.”
“Non capisco, vecchio. Spiegati!”
“Il Comandante ed il Sovrano non sono più alleati, da tempo. Algon I è tenuto prigioniero nel suo castello dalle guardie scelte che il Comandante gli ha attribuito. Ogni tanto il Comandante identifica un uomo felice, lo sbatte in cella senza un motivo, e l'odore della disperazione di questo innocente serve a far sopravvivere ancora un po' il Sovrano...”
“Ma allora...”
“Sì, finalmente hai capito: solo il terrore genera tutto l’osio che rende così invincibile il Comandante. Senza tutto questo odio, il Comandante sarebbe facile preda dei suoi stessi uomini, come lo è già ora il Sovrano.”
“Quindi, se cessasse l’odio sull’Isola, potremmo rovesciare il Comandante, e liberare il Sovrano...”
“E non solo: potremmo far cessare tutta questa storia dei geni deviati: tu hai già iniziato la tua trasformazione in essere umano, perchè hai già conosciuto il tuo catalizzatore, la ragazza con gli occhi di ghiaccio.”
“Vecchio, dobbiamo scappare e salvare la donna che mi ha stregato: tu verrai con me, ed insieme sconfiggeremo il Comandante!”
“Non essere così precipitoso, Kehr. Il Comandante ed il Sovrano, anche se sono ormai nemici, sono comunque molto più potenti di noi.”
“Ma che razza di esseri sono il Comandante e il Sovrano?”
“Sono Angeli. Il Comandante è l'Angelo Nero della Notte, il Sovrano è l'Angelo Rosso del Fuoco.”
“Ah, vecchio: ma io conosco un altro Angelo. Si fa chiamare l'Angelo Blu della Luce. Lui potrebbe schierarsi al nostro fianco, ed aiutarci a liberare il Sovrano.”
Il vecchio esitò un momento, poi scosse la testa e disse:
“Ne ho sentito già parlare, Kehr. Ma chissà con quale dei due suoi simili si schiererà?”
E continuò con voce ancora più bassa “...Ammesso che non l’abbia già fatto...”

(segue)

mercoledì 11 agosto 2010

Storia di un soldato e della donna che gli insegnò ad amare - Parte 2

Cap 2

Il Comandante si fermò davanti al suo esercito. Impettito, orgoglioso del potere che la Spada Illuminata gli dava, guardava uno per uno i suoi sottoposti, con lo sguardo fermo di chi sa che da loro può pretendere perfino la vita. Tutti, uno per uno, li aveva scelti tra la popolazione, selezionati con faticose prove che duravano mesi, nei luoghi più impervi del territori, per l’asprezza del terreno o per la rigidità del clima. E solo i vincitori di tutte le gare potevano avere l’onore di inginocchiarsi davanti a lui e vedere la Spada Illuminata abbassarsi sulla loro testa per ricevere il sigillo reale dell’Aquila dell’Alleanza. Non erano umani, erano soldati di una stirpe che un tempo aveva deviato dall’uomo, a causa di esperimenti genetici incontrollati. Ma sapevano essere fedeli e leali verso il loro Comandante e solo questo si chiedeva loro: portare a termine con successo le missioni loro assegnate.

Ora, il Comandante squadrava il suo esercito per trovare il soldato che si era fatto scappare Emy Blanchard. La missione era particolarmente delicata: si trattava di rapire la moglie di uno degli uomini più in vista della Contea, per costringerlo a venire a patti e svelare il gene della deviazione, al fine di aumentare il numero di soldati dell’Aquila dell’Alleanza e consentire al Sovrano Algon I di ottenere un potere incontrollato su tutta l’Isola.

La missione era quanto di più difficile quei soldati potevano pensare e per questo il Comandante aveva scelto Kehr, il primo e più fidato dei suoi soldati, ma non aveva tenuto in considerazione che Emy era quanto di più bello ci potesse essere al mondo. Era di una bellezza senza confini che riusciva a stregare chiunque incrociasse il suo sguardo anche solo per un attimo e così era stato anche con Kehr, che aveva così fallito miseramente la missione del rapimento.

Ora Kehr era inginocchiato davanti al suo Comandante, il quale aveva innalzato sopra di lui la Spada Illuminata e stava pronunciando la formula che avrebbe relegato per sempre Kehr alla schiavitù, facendogli perdere il ruolo di Primo Soldato dell’Esercito dell’Aquila dell’Alleanza. Era in ginocchio con la testa a terra e quello che il Comandante non poteva vedere, nè immaginare, erano le lacrime di Kehr che lentamente scendevano dai suoi occhi e goccia a goccia si appoggiavano sull’erba, come fosse rugiada. Kehr non capiva se il suo pianto fosse di umiliazione per la schiavitù o di dolore per l’amore non corrisposto, ma era contento in cuor suo di non essersi opposto al volere dell’Angelo, che pur avrebbe potuto battere, anche se questo ora significava per lui la perdita di tutto quello per cui aveva lavorato fin da quando era giovane: gloria, potere e onori.

- Tu, Kehr, hai infangato il nome dell’Alleanza, spingendoti fino a violare gli obiettivi che ti furono posti dal tuo Comandante, mettendo a rischio la sicurezza degli uomini che ti seguivano a breve distanza. Il nostro Sovrano non può accettare che un suo soldato violi il rapporto di fiducia ed il giuramento di fedeltà fatto negli antichi tempi: per questo dovrai abbandonare l’esercito dell’Aquila dell’Alleanza e ridurti a schiavitù per il resto della tua vita. Lavorerai come servo a palazzo: in considerazione dei numerosi servigi da te resi, il Sovrano ha voluto essere magnanimo e ti ha concesso di lavorare per tener pulite le stalle e curare i cavalli. Perderai ogni privilegio che la carica fino ad ora ricoperta ti ha concesso: dunque, restituisci le tue armi e la tua corazza e va’, prima che il Sovrano, nella sua infinità bontà, non cambi idea e decida di sopprimere la tua miserevole vita, per porre fine al tormento che di sicuro da oggi, per ogni giorno della tua vita, ti assedierà il cuore.

Kehr si alzò, con la testa bassa per nascondere le lacrime che ancora gli bagnavano il viso e girò le spalle al Comandante per andarsene. Questi gli pose una mano sulla spalla e lo costrinse a girarsi: “Non sei più un uomo, cosa sei? Hai tradito la mia fiducia, tu che eri stato il Primo al quale io l’avevo concessa!”. Kehr gli rispose “Sono un uomo adesso, non prima. Sono un uomo nonostante questo corpo non lo faccia sembrare. Sono un uomo ora che so cosa è l’amore”. Il Comandante gli sputò in viso e lo cacciò via.

Kehr percorse il breve tratto dal prato della Vergogna, come era chiamato il luogo destinato alle pubbliche accuse, al Palazzo del Sovrano Algon I. Faceva caldo quel giorno e alle lacrime che gli avevano bagnato il viso ora si erano sostituite delle grosse gocce di sudore. Stava camminando sul sentiero appena fuori dal cancello del Palazzo quando un rumore dietro di lui lo fece voltare di scatto. “Strano” pensò “Avrei giurato di avere sentito qualcosa”.
- Hai sentito bene, Kehr – gli rispose una voce alle sue spalle.

Kehr si girò ma non vide ancora nessuno. Non aveva paura. Non era un uomo e non conosceva quel sentimento che spesso gli umani provavano, ma ne aveva letto. Era sempre stato assetato di conoscere tutto il mondo degli uomini ed aveva letto fin da piccolo molti libri di avventura. Aveva conosciuto, almeno dalle descrizioni degli autori, i più importanti sentimenti che un essere umano può provare, ma non avrebbe mai potuto immaginare, dalle parole solo lette, che la forza dell’amore potesse essere così devastante.
- Fai finta di nulla eh Kehr? – disse ancora la voce, stavolta proveniente da un punto quasi di fronte a lui.
- Non ti vedo. Palesati a me, chi sei tu che osi burlarti di un essere già avvilito dalle situazioni di questo mondo?

Kehr non riuscì a credere ai suoi occhi. Piano piano una enorme luce crebbe davanti a lui, a partire da una minuscola fiammella appena avanti al suo petto, fino a diventare un alone caldo e lucente di fronte a sè. Dopo un attimo in cui Kehr non riuscì a tenere gli occhi aperti per la luce immensa che colpiva i suoi occhi, si definì qualcosa di bianco, un uomo o qualcosa di simile. Solo dopo qualche istante Kehr capì e davanti a lui incrociò lo sguardo più misterioso che mai avesse incontrato.
- Tu sei un Angelo, vero? Sei... “quell” ‘ Angelo, o sbaglio?
- Si. Sono l’Angelo custode di Emy. Mi chiamano l’Angelo Blu della Luce.
- Posso capire solo ora perchè. E dimmi, come sta Emy?
- Sta bene ora, anche se l’hai ferita. Lo sapevi?
- Sì, lo so e me ne dispiace. Ho cercato di fare il più piano possibile, ma dovevo colpirla, perchè avevo i miei uomini che mi osservavano. Evidentemente non è stato “piano” abbastanza. E dimmi, posso fare qualcosa per lei?
- No, non ancora. Non è ancora il momento. E’ ancora sotto shock. Non riconosce più i suoi cari, nemmeno il marito. Riconosce soltanto me e parla soltanto con me. E’ per questo che sono venuto a cercarti. So del piano del tuo Sovrano e ho un’idea, l’unica che possa salvare Emy. Volevo parlartene, ora che ho avuto la confema che sei diverso dagli altri.
- Non è una buona idea parlare qui. Io ora devo raggiungere le stalle del palazzo. Sono uno schiavo ora e non ho nè libertà di movimento nè libertà di pensiero. Devo stare attento...
- Non ti preoccupare. Al momento opportuno ti cercherò io e ti spiegherò cosa fare, ma tu stai all’erta.
- Bene. A presto.
- Fermo! Un attimo... volevo dirti che non so cosa darei per essere al tuo posto e poter correre da Emy...
- Non pensare a lei in questo modo. Tu non la conosci. Se la conoscessi non parleresti così. Sembra così dolce ma in realtà ha un cuore di strega. Non le hai visto gli occhi? Lei non lo sa, ma ha un destino crudele ed infame al quale non può sottrarsi.
- Anche gli occhi di ghiaccio si sciolgono all’amore.
- Non i suoi, Kehr. Non i suoi. Sono il suo Angelo Custode e devo proteggerla, ma preferirei cento volte esserle distante come un nemico,  tanto saprà essere malvagia. Stai attento, Kehr. Ti ho avvisato!

(segue)

martedì 10 agosto 2010

Storia di un soldato e della donna che gli insegnò ad amare

Capitolo 1

La foresta era un groviglio di rami secchi, pungenti, che facevano male anche solo a toccarli. Il sole riusciva a oltrepassare la barriera creata dalle fronde solo di tanto in tanto, dando luce a brevi spazi d’erba che, così, aveva modo di crescere. Emy Blanchard correva in questa foresta, senza voltarsi, incurante delle ferite che aveva riportato -Di tutti i luoghi in cui scappare, proprio questa landa dimenticata da Dio dovevo scegliere!- disse a sé stessa mentre superava un albero dal tronco grosso. Vedendone uno simile anche davanti a lei, si sforzò di andare ancora più veloce e si buttò dietro al tronco, sperando che il suo inseguitore non l’avesse vista.

Di tutte le cose che aveva fatto, non gliene veniva in mente una per la quale doveva meritare una simile punizione: cresciuta in una famiglia per bene, forse un po’ troppo devota alla preghiera per i suoi gusti, si era sempre comportata come una figlia modello e da quando si era sposata due anni prima era sempre rimasta fedele a suo marito, nonostante Madre Natura avesse voluto donarle un fisico da copertina e dei lunghi capelli corvini che, insieme ai suoi occhi glaciali, formavano una donna bellissima in qualunque circostanza, tranne forse quella in cui era adesso.

Emy si sporse meno che potè per vedere dove fosse il suo inseguitore: per quanto aveva corso? Dieci minuti? Venti? Eppure lei era stanca morta mentre chi la inseguiva non aveva intenzione di cedere. Dopo un minuto sentì un rumore sordo, cupo, come di qualcosa di pesante che viene sbattuto a terra: era il passo del suo inseguitore. Riuscì a scorgerne la sagoma poco dopo: alto due metri, con un andatura innaturale e con delle cose che spuntavano dalle spalle, quasi fossero delle ali. Era riuscito a vederlo solo in parte quando poco tempo prima era tornata a casa e quella cosa era comparsa di fronte a lei: aveva sfasciato tutto ciò che si interponeva tra loro e aveva iniziato a correre verso di lei, emettendo di tanto in tanto delle urla agghiaccianti, come quella che aveva appena sentito.

Terrorizzata e rassegnata a quella che probabilmente doveva essere la sua fine, Emy alzò gli occhi al cielo e vide che si era seduta in uno di quei pochi spiazzi illuminati. Raccolte le ultime energie rimaste, giunse le mani e iniziò a supplicare Dio di aiutarla, mandando uno dei suoi angeli custodi a proteggerla. Mentre stava finendo, la cosa che la stava seguendo la raggiunse e si mise di fronte a lei. Era di fattezze umane ma non era una persona, lo poteva capire dalle spalle che presentavano degli aculei e dal paio di piccole corna che aveva sulla fronte; inoltre aveva un colore della pelle decisamente innaturale: era rosso vivo.

Paralizzata dalla paura, Emy rimase ferma mentre la creatura alzava una delle sue mani chiusa a pugno, per darle il colpo fatale: l’ultimo che aveva ricevuto le aveva aperto una ferita sul ventre e aveva perso un po’ di sangue, per questo non aveva corso molto. Mentre sentiva le lacrime scorrerle sulle guancie, chiuse gli occhi ed aspettò il colpo.

Non arrivò quello che si aspettava, perché sentì invece quella cosa gridare. Non come prima, sembrava più un grido di dolore. Sorpresa, aprì gli occhi e vide un'altra creatura in piedi di fronte a lei, che le dava le spalle.

O meglio, le avrebbe dato le spalle se queste fossero state visibili, ma erano coperte da due grandi paia di ali bianche. Nella mano teneva una spada sporca di un liquido verde che Emy ipotizzò fosse il sangue del mostro che, a proposito, era stato scaraventato a cinque o sei metri di distanza.

L’aspetto del nuovo arrivato corrispondeva troppo a ciò che aveva sentito più e più volte sia dalla sua famiglia che in chiesa -Non è possibile…- riuscì a dire con voce flebile. Il suo salvatore rinfoderò la spada e si girò verso Emy -Vieni, si rialzerà tra poco e non sarà contento- disse porgendole la mano. Emy la afferrò senza pensarci sue volte e senza sforzo venne presa in braccio. Vide le ali che si spalancavano e un istante dopo, si sentì sollevare. Non ebbe paura di essere in volo, la sua mente stava cercando di farle fare una domanda -Ma tu… tu sei…-

-Sì- disse colui che l’aveva appena salvata con un sorriso -Sono il tuo angelo custode-

L’ultima cosa che vide prima di svenire furono gli occhi blu di quell’angelo.