Non devi adoperarti perché gli avvenimenti seguano il tuo desiderio, ma desiderarli così come avvengono, e la tua vita scorrerà serena.
Epitteto
Il mio nome è Josiane. Adoro
questa frase di Epitteto. E’ quello che mi permette di sopravvivere quando mi
sento un piccolo burattino i cui fili sono nelle mani di un Gran Maestro che
non si cura di dove mi portano le sue mani. Eppure a volte quei fili ai quali
mi sento legata e ai quali sono imprigionata, finiscono per intrecciarsi in modo
imprevedibile ed allora non puoi che arrenderti e immaginare che forse, quel
Gran Maestro, non era poi così distratto mentre li muoveva.
Vivo a Parigi da molti anni
oramai. Sono un architetto di successo. Impiego le mie giornate ideando le case
degli altri e ne vado fiera, soprattutto quando le cose che faccio piacciono a
chi poi deve viverci dentro e passare i propri momenti di gioia e di dolore. So
quanto può essere difficile la vita in certi momenti, e trovarsi intorno un
ambiente che ti abbraccia e ti coccola è comunque una piccola consolazione.
Almeno una volta al mese torno a
casa, dai miei genitori. Io ho trentacinque anni e loro sono piuttosto anziani,
perciò vado a trovarli appena posso. Non è un viaggio lungo e lo faccio sempre
volentieri. Staccarmi dal caos di Parigi per immergermi nella tranquillità
della provincia è come essere in una camera a gas e riuscire a scappare fuori:
respiri l’aria a pieni polmoni, ti senti rinascere, torni ad una dimensione più
umana.
Barfleur è un piccolo paese della
Normandia, proprio sul canale della Manica, di fronte a Portsmouth. I miei
genitori vivono lì, in Rue du Pont Salley, ad angolo con Rue Julie Postel. La
loro casa è bianca, con il tetto grigio ed i profili di mattoni rossi. Le
finestre hanno i profili bianchi e le persiane dello stesso colore, sovrastate
da una fila di mattoni rossi. Ce ne sono tre al primo piano e due a piano
terra, tra le quali c’è la porta di ingresso.