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martedì 8 novembre 2011

Notte sui Navigli - Epilogo

Ancora una volta Elettra si ritrovò a percorrere la strada che la riportava verso casa accompagnata dal cinguettio degli uccellini che annunciavano il nuovo giorno.

Questa volta però non aveva fretta, quella notte nessuno aspettava il suo rientro.

Elettra scorse i primi chiarori all’orizzonte annunciare il colore aranciato che l’alba avrebbe portato con se.

Tranquillamente arrivò a casa e parcheggiando si rese conto di non aver alcuna voglia di andare a dormire, così decise di fare due passi nel golfo sotto casa immergendosi nei colori e nei suoni della natura che la circondava.

Un gruppo di rondini, dalle piume scure con dei riflessi blu metallici ed i petti candidi, volteggiava nel rosso cielo sembrando dare il benvenuto al nuovo giorno.

Elettra si sedette su di una panchina e si ritrovò a pensare alle parole che Ludovica le aveva regalato quella notte.

Certo era indiscutibilmente vero che non erano più delle ragazzine e che storie fini a se stesse non avrebbero potuto portare a nulla se non solo a puro sesso.

Ma Elettra quella sera aveva percepito nel profondo della sua anima la possibilità che Stefano potesse essere diverso.

Quel bacio datole sul capo in quel momento di fragilità, l’aveva colpita, in fondo lui avrebbe potuto approfittare di quella debolezza e delle loro labbra così vicine tanto da potersi sfiorare, ma non l’aveva fatto, aveva preferito rimanere aggrappato insieme a lei al silenzio, limitandosi a darle quel piccolo bacio come unico segnale della sua presenza.

Elettra sentiva che avrebbe potuto perdersi in quegli occhi azzurro cielo, trasparenti come l’ anima che intravedeva attraverso di essi.

Sentiva dentro di lei che sarebbe potuto nascere qualche cosa di speciale tra loro e che forse li avrebbe anche portati al sesso ma non sarebbe stato solo quello.

Il sesso probabilmente sarebbe sopraggiunto solo nel momento in cui ormai le loro anime fossero state unite indissolubilmente e quell’atto d’amore non avrebbe fatto altro che rendere quella storia indimenticabile, attraversando il tempo.

Elettra sapeva di star facendo correre i suoi pensieri troppo velocemente, ma raramente si era sbagliata quando le era capitato di aver avuto percezioni così forti verso una persona.

Due forze contrastanti in quel momento lottavano tra loro nel corpo di Elettra.

La ragione le diceva che tutto ciò era profondamente sbagliato, che non sarebbe stato corretto rischiare di ferire le persone che la amavano e sapeva che sarebbe stato difficile riuscire a mentire portandosi quel peso nel cuore.

Fino ad allora aveva scritto per contrastare il grigiore della sua vita e aveva preferito vivere nel riflesso delle sue storie, ma ora sentiva essere giunto il momento di ritornare alla vita, alle passioni intense, voleva nuovamente sentir fluire la passione nella sua anima e desiderava intensamente tornare ad ascoltare quei brividi di piacere che da lungo tempo non attraversavano il suo corpo.

Sapeva che tutto questo prima o poi avrebbe potuto tramutarsi in un dolore intenso.

Sapeva che nel momento in cui non le sarebbe stato più possibile vivere quelle sensazioni avrebbe provato un dolore lacerante attanagliarle il petto e l’anima.

Ma Elettra sapeva, che se quell’uomo, anche solo per pochi istanti, fosse riuscito a riscaldare il suo cuore muto, ne sarebbe valsa la pena.

Elettra si sentiva carica di una forza nuova e questo le diede l’impulso e la forza di pensare di poter accettare anche la sfida della sceneggiatura.

Per troppo tempo la poca autostima verso se stessa le aveva impedito di affrontare la vita, questo era il momento giusto per abbandonare i suoi vecchi abiti e per poter finalmente essere una persona nuova.

Ormai era giorno.

Elettra estrasse dalla borsa il suo cellulare e scrisse un messaggio a Stefano: “ E se ti dicessi di voler accettare di finire la sceneggiatura?

E se ti dicessi che non pensavo mi saresti già mancato così tanto oggi?

Elettra “.

Dopo pochi minuti Elettra ricevette un messaggio : “ E se ti dicessi che stò vivendo come in una bolla sospeso tra realtà e desiderio?

Il desiderio sarebbe quello di essere lì con te in questo momento, la realtà è che ieri sera ti sei tenuta una parte di me.

Mi aspetto di vederti presto per poter iniziare a scrivere la “nostra” sceneggiatura.

Stefano.”

Un radioso sorriso attraversò il volto di Elettra.

Elettra guardò per un momento il cielo ormai illuminato dal nuovo giorno , aprì il suo taccuino azzurro chiaro come gli occhi che l’avevano incantata quella notte e cominciò a scrivere…

lunedì 7 novembre 2011

Notte sui Navigli - Capitolo 5


Ludovica ci pensò un attimo, non tanto perchè non le piacesse la proposta, ma perchè le era balenata un’idea in testa. Quindi chiese a Elettra:
-         Ci stai a seguire le mie indicazioni, senza chiedere nulla?
-         Mah... non saprei... – rise Elettra. – Dài, va bene... guidami tu...

Ludovica si orientò un attimo e poi iniziò ad indicare a Elettra la strada.
Elettra accese la radio e inserì un CD, abbassando un po’ il volume.
-         Che ne pensi di quei due, Lu?
-         Non so – disse Ludovica – Molto affascinanti, entrambi. Ma non saprei davvero come collocarli nella nostra vita, se non nella sfera lavorativa.
-         Dici?

Ludovica fece un attimo di pausa, quasi per raccogliere le parole giuste per esprimere il suo pensiero. Parlare le costava fatica, ma sentiva che sarebbe valsa la pena di fare quello sforzo.
-         Lo so... io stavo quasi baciando Manuel, e tu eri presissima da Stefano. Mi sono accorta di quanto ci siate rimasti male quando vi ho chiamato... Eppure dobbiamo stare con i piedi per terra. Storie fini a se stesse non portano a nulla. Puoi andarci a letto, goderti quelle ore di puro sesso, ma poi cosa ti resta dentro? Non siamo più da sole come quando avevamo quindici o vent’anni... Abbiamo vissuto una serata da adolescenti, ma non lo siamo più... prima o poi dovremo rendercene conto...
-         Vero...
-         C’è da dire che a “loro” basta...
-         “Loro” chi? Manuel e Stefano? E “Cosa basta”? Oh, sei ancora brilla? – chiese curiosa Elettra, sorridendo.
-         No, era un “loro” generico... – disse Ludovica e spiegò - gli uomini ed il loro rapporto con il sesso...

domenica 6 novembre 2011

Notte sui Navigli - Capitolo 4

Elettra adorava sentir fluire dentro di se quella sensazione di leggera euforia causata dalle bollicine dello champagne, la faceva sentire bene e la spingeva a comportarsi in maniera più disinvolta di quanto fosse abituata nella vita reale.

Mentre Ludovica e Manuel passeggiavano lungo il naviglio, Elettra e Stefano si fermarono a parlare , sedendosi sui gradini del ponte che collega le vie Gola e Ascanio Sforza .

La notte era tiepida, la luna vanitosa rifletteva la sua immagine nel naviglio per poter ammirare la sua bellezza nelle acque appena increspate da un leggero alito di vento.

Elettra appoggiò per un momento il capo sulla spalla di Stefano cominciando a pensare a quante notti aveva passato in quel luogo magico e per un attimo le parve di essere tornata indietro di trent’anni quando ancora ragazzina amava passare le sue serate in un locale non lontano da lì, il “ Lento Battello”.

Le pareva di poter vedere gli aquiloni colorati appesi al muro sopra il grande specchio, li aveva regalati lei a Gian Franco, il proprietario, come ricordo di un suo viaggio in Brasile.

Elettra amava approdare di notte al Lento battello,luogo in cui sapeva di poter sempre contare sulla compagnia di qualche amico.

Quante notti passate in quel locale dopo l’orario di chiusura aspettando l’alba tra un Mohito un Daiquiri alla fragola e…

Ancora aveva negli occhi le veloci corse in macchina accompagnate dal cinguettio degli uccellini che destandosi le ricordavano che ancora una volta aveva esagerato e che i suoi genitori l’avrebbero ammazzata se si fossero accorti che il suo letto era ancora intatto a quell’ora della mattina.

Elettra adorava girare Milano sola, sulla sua 500 blu, andando alla ricerca di nuove avventure, si sentiva libera e lo era veramente.

Di quegli anni rimpiangeva quel senso di libertà e quell’indipendenza con cui andava incontro alla vita, affrontandola sempre a testa alta e senza mai scendere a compromessi con niente e nessuno, se non con se stessa.

Un velo di tristezza calò sul suo viso, Stefano colse questo particolare e passando le mani nei suoi lunghi capelli castani le diede un piccolo bacio sul capo.

Elettra alzò il suo sguardo velato di malinconia e incrociando gli occhi azzurri di Stefano non potè fare a meno di sentire un lungo brivido percorrerle la schiena.

Rimasero lunghi istanti tenendosi negli occhi.

Le loro bocche si sfiorarono per quanto erano vicine.

Elettra poteva percepire il profumo della sua pelle nelle narici, odorava di agrumi e di mandorli di Sicilia.

Si avvicinò a quel giovane per poter meglio sentire quella fragranza e senza rendersene conto lo baciò teneramente sul collo.

In quel momento Elettra era tornata ad avere diciotto anni, aveva istintivamente rimosso tutto il dolore ed il buio dei suoi quarantotto anni per ritornare ad essere quella ragazza che aveva saputo vivere i momenti che la vita le aveva offerto senza mai farsi troppe domande.

L’atmosfera ovattata di quel momento venne interrotta dalla voce di Ludovica che chiamandola la riportò alla realtà.

“ Hei, ma dove vi eravate cacciati! Pensavamo foste dietro di noi e invece vi eravate fermati ! Cosa ne dici Elettra se ci avviamo verso casa? Sono le due passate!”

Sul volto di Stefano si poteva intuire una smorfia di disappunto per essere stati disturbati proprio nel momento in cui si presagiva l’inizio di un dolce contatto con Elettra.

Anche Elettra non ne fu entusiasta,“ Ma io stavo così bene qui, riscaldata dal calore di questo giovane corpo!” pensò.

“ Va bene andiamo, ma non prima di esserci scambiati i numeri di telefono “.

Estrasse dalla sua borsa carta e penna, non si separava mai dal suo fedele taccuino azzurro cielo dove soleva annotare pensieri, piccole frasi ed a volte interi capitoli di racconti quando non aveva a disposizione il suo portatile.

Lo aprì, annotò i numeri e gli indirizzi mail di Stefano e Manuel e si congedarono con la promessa che presto si sarebbero sentiti per parlare della sceneggiatura…

“ Solo della sceneggiatura?” disse Elettra sottovoce avvicinandosi all’orecchio di Stefano.

Lui le sorrise e rispose: “ Spero di no, dolcezza!”.

Elettra e Ludovica si incamminarono a piedi lungo il naviglio, lentamente, senza fretta, in fondo ai loro cuori era custodita la voglia di godere appieno di quella fantastica ed inaspettata serata.

Quella notte sui Navigli aveva smosso nelle loro anime emozioni da tempo dimenticate.

Giunsero alla macchina e con un rinnovato senso della vita si avviarono verso casa.

Elettra guidando era stranamente silenziosa, era come se i suoi spessi pensieri la stessero avvolgendo impedendole di proferir parola.

Dopo il lungo silenzio un sorriso le illuminò il volto e le sue labbra diedero voce ad un pensiero:

“ E se invece di tornarcene a casa ce ne andassimo senza meta da qualche parte? “.

sabato 5 novembre 2011

Notte sui navigli - Capitolo 3


I quattro rimasero a chiacchierare e brindare per circa un’ora. Dopo il primo giro di champagne Ludovica sentiva che dentro le nasceva una strana voglia di giocare e scherzare. Non era abituata a bere. Già la birra aveva lavorato pesantemente al suo corpo ed alle sue emozioni. Ora lo champagne stava completando l’opera, regalandole una leggerezza inusuale per lei, abituata a restare sempre un po’ in disparte, ad osservare il mondo e commentarlo dentro di sé.

Dopo il terzo giro di champagne, Manuel propose di uscire a prendere una boccata d’aria, anche se in quella calda serata d’estate forse avrebbero potuto prendere un po’ d’aria solo nel locale, di quella fresca che buttava dai ventilatori sul soffitto sopra di loro.

-         Ottima idea! – lo appoggiò Ludovica. – E’ una vita che non faccio un giro sui Navigli! E poi dopo i seni di Madame de Pompadour ci meritiamo tutti di respirare un po’, no? – disse facendo l’occhiolino a Elettra.

Manuel la guardò con un sorriso tra rimprovero e complicità. Poi aspettò che le due donne si fossero avviate verso l’uscita, per scambiare qualche battuta con Stefano.

-         Se il sole si vede dal mattino, e se queste due scrivono come parlano, o addirittura meglio, siamo a cavallo... socio!
-         Manu, sinceramente la scenografia è l’ultima cosa alla quale sto pensando in questo momento... ma le hai viste?? Oh, scusa, dimenticavo... non hai occhi che per tua moglie!
-         Ma smettila. Ricorda la prima regola: mai confondere lavoro e sesso... chiaro?
-         Sì, capo. Obbedisco... mattina lavoro e sera sesso...

Manuel scoppiò a ridere e si avviò verso l’uscita.

venerdì 4 novembre 2011

Notte sui Navigli - Capitolo 2

Il cameriere porse la lista dei vini a Stefano che senza esitazione dopo aver scorso velocemente la parte riservata agli champagne decise per un Ruinart Blanc de Blancs.

“Ottima scelta” disse il ragazzone alto e bruno che prese l’ordinazione.

Poco dopo il cameriere ricomparve con quattro flute che appoggiò delicatamente al tavolo, ma mentre stava per stappare la bottiglia, Elettra lo fermò con una singolare richiesta: “ Le dispiacerebbe cambiare questi flute con delle coppe champagne per cortesia?”.

Sul viso del cameriere si definì un’espressione di disapprovazione sulla scelta, ma si guardò bene dal commentarla , in fondo, il cliente ha sempre ragione.

Stefano, al quale parve strana quella richiesta, si permise di dirle: “ Io penso che il flute sia più appropriato per bere champagne, la sua forma stretta e allungata esalta e accentua il flusso di bollicine che risale concentrandone i profumi, non pensi?”.

Elettra sfoderando quel suo fantastico sorriso carico di seduzione, rispose: “ Diciamo che innanzi tutto parlerei della flute al femminile essendo una parola francese, ma a parte questo, anche se tecnicamente potresti aver ragione, vuoi mettere il poter sorseggiare questo nettare da una coppa modellata sui seni di Madame de Pompadour? Tutta un’altra sensazione!”.

Stefano ammutolì e guardò il suo amico cercando sostegno, mentre si capì chiaramente, che Ludovica cercava di trattenere, a stento per altro, una risata.

Il cameriere appoggiò le quattro coppe al tavolo e con delicatezza iniziò a far girare il tappo dello champagne in senso orario finche quasi silenziosamente si stappò.
Mentre il cameriere stava per versare a Stefano lo champagne per sapere se la bottiglia era all’altezza delle aspettative, lui, convinto di poter mettere in imbarazzo Elettra, disse: “ Lo faccia assaggiare alla signora seduta di fronte a me!” .

Elettra, per nulla intimorita, prese la coppa dallo stelo ed alzandola all’altezza degli occhi iniziò ad osservarne il colore. “ Si presenta con un bellissimo color giallo oro con riflessi verdognoli ed uno splendido perlage., anche se, con una flute, avremmo potuto apprezzarlo di più!”, e guardò Stefano sorridendo maliziosa.
Si avvicinò il bicchiere al naso e inspirando intensamente disse: “ avverto note di mandorle, burro , agrumi ed anche frutta secca”.
Portò il bicchiere alle labbra e lentamente sorseggiò quel liquido fresco color dell’oro. Mosse il vino con la lingua e disse: “ Uno champagne eccezionale, in bocca regala sensazioni al palato di frutta esotica, forse di frutto della passione, e nel finale avverto lievi note di agrumi e di caffè.
Oserei parlare di puro edonismo del palato.”

Elettra adorava stupire le persone e lasciarle senza fiato, come le piaceva essere sempre al centro dell’attenzione.

Elettra era anche incredibilmente abile nel gioco della seduzione, era una dote naturale, innata dentro di lei. Il suo essere sensuale era in netto contrasto con il suo abbigliamento sportivo, sembrava quasi voler nascondere quel suo corpo sinuoso, era come se volesse essere notata per altre qualità, come se la sua bellezza fisica fosse una parte di se che non valesse la pena di esporre. Fin da ragazzina Elettra aveva intuito che quello che gli uomini desideravano di lei era il suo corpo e non la sua anima e questo l’aveva indotta negli anni a mascherare quel suo corpo da favola per cercare di dirottare l’interesse nei suoi confronti verso altre qualità.
Non aveva bisogno di apparire ma solamente di essere.

I ragazzi intorno a lei la guardarono sbigottiti, anche Ludovica ebbe un’espressione di stupore di fronte alle conoscenze enologiche di Elettra , una dote che in tanti anni che la conosceva non aveva mai avuto modo di scoprire prima. Stefano prendendo la sua coppa di Champagne tra le mani disse : “ Brindo alla nostra Sommelier e chissà, magari anche futura sceneggiatrice” e le fece l’occhiolino.


giovedì 3 novembre 2011

Notte sui navigli - Capitolo 1


Ludovica guardò Elettra, aspettando che finisse il sorso di birra.
Scrutò il suo viso, ripensando a quanto da poco in fondo fosse nata la loro amicizia, nonostante si conoscessero da una decina d’anni.

Capita, pensava Ludovica, che “conosci” qualcuno perchè i figli frequentano la stessa scuola, ti vedi quasi tutti i giorni davanti ai cancelli, tifi alle stesse partite di calcio, passi i pomeriggi ad aspettarli alle feste di compleanno. Ma in fondo, non sai davvero chi c’è dentro quel corpo che conosci e frequenti e a volte non ti interessa nemmeno. Ludovica era convinta che le vere amicizie sono quelle che nascono giorno dopo giorno: quando senti che la persona che sta di fronte a te “vale la pena” di essere “vissuta” o quando inizi ad accumulare, in modo a volte inconsapevole, alcuni “stralci di vita” che diventano importanti emozioni e ricordi per entrambi. Fino ad allora, rifletteva, era rimasta chiusa in se stessa, senza lasciare che nessuno varcasse quella soglia della sua anima, dove preferiva restare da sola, in silenzio.

Elettra era stata un’eccezione per lei: le lunghe chiacchierate ai bordi della piscina e le emozioni legate alla scrittura avevano spianato lentamente una strada, a sprazzi di piccole confessioni e veloci occhiate d’intesa e Ludovica si era alla fine convinta che valesse davvero la pena incamminarsi lungo quel sentiero. Così aveva proposto quel “viaggio insolito” sui Navigli, insolito per loro che erano abituate a trascorrere le serate sui divani di casa, mentre i figli dormivano (da piccoli) o fingevano di farlo (ora che erano più grandi) ed i mariti erano via da casa per lavoro.

I due bicchieri erano appena stati riempiti per la seconda volta e la spuma ancora scoppiettava, dissolvendo le bianche bollicine. Ludovica si accese una sigaretta ed aspirò il fumo dritto in gola. Il locale che avevano scelto per la loro serata da single era uno dei pochi che aveva investito nell’impianto di aerazione, per consentire ai clienti fumatori di farsi un doppio giro di bionde: quelle da bere e quelle da fumare.
-  Allora, che ne pensi? – Ludovica ripetette la domanda a Elettra, aspettando con ansia la risposta.
-     Mi sembra un po’ azzardato, Ludo... – rispose titubante Elettra.
-    Ma perchè? – insistette Ludovica – In fondo il blog nè lo scrive, nè lo guarda quasi più nessuno. Siamo rimaste io e te, prendiamone atto...  Secondo me vale la pena di puntare a qualcosa di più grande... no? Credo sia il momento...
-     Sì, ma addirittura un libro con la nostra storia...
-   Guarda... sedici capitoli se ne vanno con le storie dei blogger. Chi sono, cosa fanno, perchè scrivono... due a testa e siamo a posto. Possiamo anche inventarceli i blogger, mica dobbiamo per forza aderire alla realtà, se questo è il tuo timore... Poi il viaggio e siamo già oltre la metà.
-     Quale viaggio? No, no... ripetimi la storia... mi sono distratta...
-   Ah... capisco da cosa sei distratta... – le sorrise Ludovica, guardando alla sua sinistra.