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mercoledì 23 febbraio 2011

Brillantina - Epilogo

Epilogo

La vettura di Leonardo arrivò per prima alla scuola, e si infilò rapida nel parcheggio riservato agli insegnanti, mentre l'altra vettura, il bolide degli anni novanta, dovette accontentarsi di un parcheggio in sosta vietata davanti al portone dell’istituto, in divieto di sosta, confidando così nella buona sorte, la stessa che dovrebbe assistere le mamme preoccupate.
Leonardo attese la mamma di Nicolò nell'atrio della scuola, poi la guidò verso la presidenza, dove la segretaria d'istituto aspettava sulla soglia dell'ufficio.
- Ah, signora Fabbri, meno male che è arrivata! Stavo proprio … Oh, buongiorno professor De Crescenzo. Anche lei...

martedì 22 febbraio 2011

Brillantina - Cap 7

Capitolo 7

Leonardo parcheggiò proprio a fianco dell'auto guidata dalla mamma di Nicolò, e mentre scendeva dalla vettura e chiudeva lo sportello, riflettè sul fatto che per lui quella donna si era sempre chiamata Sandy. Insomma, fin dai tempi della scuola gli era rimasta impressa nella sua memoria una splendida ragazza della quale non sapeva nemmeno il vero nome.
Guardò la figura che lo aspettava sul marciapiede, sotto gli alberi davanti al baretto un po' defilato che qualche amico gli aveva consigliato, e vide che la donna era ancora nervosa. Allora indossò il suo sorriso più affabile e le andò incontro, ostentando una sicurezza di sé che nemmeno lontanamente sapeva di possedere.

lunedì 21 febbraio 2011

Brillantina - Cap 6

Ed ora vi presento una nuova penna: DINA. Dina è giovanissima, ma nonostante questo il suo scritto ha già un piglio molto personale. Ve lo lascio godere qui di seguito: da parte mia un grande 'Benvenuta' nel nostro gruppo!
Bart
 
Capitolo 6

“Dannazione, stavolta l'ho fatta davvero grossa...” pensò Nicolò in un primo momento durante l'ora di storia, una delle più pesanti(soprattutto se si parla di rivoluzione Russa)”Ma non sono riuscito a contenermi, ok? Quel.. quel tipo mi ha fatto davvero infuriare!! Chissà poi perchè ce l'ha tanto con me, voglio dire...non è la prima volta che un professore mi fa saltare i nervi; ma lui mi tratta sempre come se fossi una nullità!! Inoltre lo sanno tutti che sono bravo a giocare a calcio, che razza di presuntuoso!”.
La mente di Nicolò ormai era persa  nei pensieri come se stesse parlando ad un'altra persona, ignaro della spiegazione di storia e tantomeno di cosa stesse succedendo tra sua madre e il prof. De Crescenzo in quegli istanti.
“Per non parlare di mia madre poi! L'unica volta che prendo una nota della quale sono, quasi, dispiaciuto; lei cosa fa? Torna dal colloquio con il professore con un'espressione inebetita sul volto senza degnarsi di dare la benchè minima spiegazione!!” pensò con un misto di frustrazione e indignazione ”Vorrei tanto sapere cosa le ha detto quel cafone di un professore!! Che si permette pure di dirmi che non mi convoca perchè sono veneziano, mentre è evidente che sotto sotto c'è qualcosa! E poi mi sono stufato di fare il bambino ubbidiente ogni volta che qualcuno mi provoca, di continuare a testa bassa come faccio solo con mia madre!!”.
I suoi pensieri furono poco dopo interrotti da una frase della professoressa, una sola, fatidica, frase che spaventa chiunque quando la sente; così terribile che persino la sola pronuncia suona agghiacciante:-Interrogazione a sorpresa!!-
Quelli sono i momenti in cui tutto il trafficare degli alunni si ferma in un unico, collettivo, senso di angoscia.
Tutte le persone che stavano giocando con gli areoplanini, che si sbianchettavano le unghie, che contavano gli uccellini fuori dalla finestra...tutto si fermò.
I movimenti diventarono un solo sfogliare verso le pagine del capitolo precedente per leggerle o rileggerle, oppure nel fingere di allacciarsi le scarpe o frugare nella cartella alla ricerca della biro immaginaria nella speranza di non sentirsi chiamato alla lavagna.
-Vediamo un po' chi posso interrogare...- quell'attesa così agghiacciante, peggio di quando devi aspettare ad “Amici” quale delle due squadre è in vantaggio.
Perchè ci sono vari modi per scegliere chi interrogare: aprire a caso le pagine di un libro e il numero che viene fuori è interrogato, oppure portarsi un dado a 30 facce, o sfogliarsi svariate volte il registro di classe, o guardare tutte quelle facce impaurite e scegliere quale condannare.
-Nicolò!-
“Ma questa è crudeltà, allora!!”
Si alzò piano, quel ragazzo quindicenne ,alla ricerca del suono della campanella, che spesso, è l'unica realtà a cui aggrapparsi.
A grandi passi però, raggiunse la cattedra in attesa della domanda decisiva.
-Il professore De Crescenzo ti voleva vedere- concluse la professoressa.
-Che...che cosa, scusi?-
-Ho detto che il professore di educazione fisica ti stava cercando prima, quindi vai pure in palestra a parlargli, sei esonerato dall'interrogazione...per questa volta-
Ancora sotto shock per la notizia, Nicolò aprì la porta e si diresse come una mummia verso la palestra.
Vi trovò però un bidello.
-Scusi, sa dove posso trovare il professore De Crescenzo?-
-Mi dispiace, è uscito-

(segue)




venerdì 18 febbraio 2011

Brillantina - Cap. 5

Feci passare alcuni minuti restando immobile, non trovando la forza per spostarmi, la voglia di farlo, pensando a chissà poi cosa….o forse semplicemente sperando che il fantasma scegliesse, almeno oggi, di essere clemente, fingesse di non conoscermi, non mi urtasse …. insomma mi lasciasse proprio in quello stato tra larva e coma nel quale, da qualche ora, mi trovavo così a mio agio.
La campanella era suonata già da un po’….i ragazzini erano entrati tutti quanti nelle loro rispettive aule, i professori avevano già iniziato le loro performance culturali, il cancello era già stato chiuso e con molta probabilità avevo anche una bella multa infilata nel tergicristalli per divieto di sosta, però, forse, avevo anche scampato il pericolo “Danny”.
Ma le farfalle erano ancora lì, sfavillanti come non mai, silenziose e fastidiose…..e lo sentivo, dietro le spalle, sentivo il suo respiro, il suo sguardo.
Una cosa era certa: non potevo restare…quindi, positiva e vedrai che quando ti giri……
Eccolo lì…..in tutto il suo splendore, lo sguardo penetrante, quel sorriso accattivante….
:- Buon giorno, cara, dormito bene? –
Se non gli avessi risposto avrebbe avuto la conferma che la maleducazione di Nicolò era proprio data dalla madre, altrettanto maleducata…
:- Buon giorno professor De Crescenzo :-
Ma perché un uomo in tuta da ginnastica è affascinante e una donna è sciatta???
:- no, direi che non hai dormito bene….anzi che non hai dormito affatto….mi hai pensato vero? Beh, in fondo, come darti torto? Sono affascinante e seducente come allora….eh…sì “certi amori fanno giri immensi e poi ritornano”….:-
Non sapevo se fosse il tono ad infastidirmi così tanto, la sua sfrontata sicurezza, il mio senso di totale inadeguatezza, la stanchezza oppure…..oppure la santa verità.
Risolsi tutto con un :- come ti pare:- certa di chiudere e di potermi rintanare nel mio bozzolo ancora per qualche secolo.
Il “fantasma”, negli anni, aveva sviluppato una certa strategia di seduzione.....no, un’altra bugia, era sempre stato così….non era diverso da come me lo ricordavo al liceo, non era cambiato, era solo diventato adulto.
Ma perché alcuni adulti non invecchiano? Perché continuano ad avere lo stesso fascino di un tempo? E soprattutto perché non me ne andavo?
:- bene bene, siamo tornati al “tu”, tra un po’ penso che sarà anche un sì:-
:- sì …….cosa?:-
:- ti va di andare a prendere un caffè?:-
:- no, direi che non è una buona idea….:-
:- beh…facciamo così, potresti convincermi di quanto tuo figlio sia bravo abbastanza da evitargli la sospensione….:-
Ma che diavolo pensava di fare ora?
:- non credo che…..
Ma Leonardo non mi fece finire la frase
:- pensi che sia uno stronzo, non è così?...voglio solo parlare….parlare con te di…te, di noi…insomma dammi una possibilità:-
E finalmente era sceso da quel suo piedistallo di cartapesta e si era unito a noi comuni mortali. Mi faceva quasi….pena, ora, aveva l’aria di chi è in cerca di un qualche tipo di perdono per qualche pasticcio combinato.
Ma potevo fidarmi di lui? Ancora? Era una situazione davvero rischiosa e compromettente e poi non riguardava più solo me o lui….
:- quindi? Caffè?:-

giovedì 17 febbraio 2011

Brillantina - Cap 4

Quella notte non riuscii a dormire. Ogni volta che le palpebre mi si chiudevano e morfeo stava per compiere il suo lavoro, l’immagine di Danny, Leonardo, del professor De Crescenzo o chi diavolo sia, mi tornava in mente. Mi continuai a girare e a rigirare, tentando di scacciare quel suo sorriso, quel suo “Arrivederci” così dannatamente provocatorio e allo stesso tempo confortante.

Quando la sveglia suonò, alle 6.30, non avevo avuto un minuto di pace. Mio marito, per fortuna, aveva il sonno pesante, così non fu disturbato dal mio malessere non tanto fisico quanto mentale. Dopo altri venti minuti passati sotto le coperte, sentii la porta di casa chiudersi: ero rimasta sola con Nicolò, il quale probabilmente stava già facendo colazione.

Mi feci coraggio e scesi dal letto: lo specchio che ogni giorno mi accoglieva con una mia immagine, ora frizzante, ora stanca, oggi mi rispondeva con un fantasma. Non seppi decifrare se fosse quello del Natale passato, presente o futuro.

Distolsi lo sguardo, incapace di sopportare una me stessa inerte sotto il peso di quel malessere. Mi avviai, a passo stanco, verso il bagno, dove mi lavai la faccia con acqua gelata. Un po’ mi svegliai, ma non fu abbastanza. Il Fantasma era sempre lì, solo era un po’ più presentabile.

Entrando in cucina notai che Nicolò aveva appena cominciato la sua solita scodella del latte. Aveva un’espressione stanca, ma anche triste. Come avrei voluto dirgli che andava tutto bene, ma sapevo che non era così. Passai da lì al salotto, dove impugnando la cornetta del telefono composi il numero del mio ufficio, dove lavoravo. Mi rispose il mio diretto superiore: un uomo di classe, si poteva sentire l’odore dell’acqua di colonia e la rigidità del colletto inamidato anche attraverso il telefono. Preoccupato per quella chiamata, mi chiese se andava tutto bene… Risposta scontata: no. Gli chiesi un altro giorno di permesso perché la visita medica aveva evidenziato una leggera influenza: nulla di grave, ma aggiunsi che sarebbe stato meglio se fossi stata a casa. Alla risposta affermativa salutai e attaccai la cornetta.

Tornai in cucina: Nicolò era sempre svelto a mangiare ma lento a vestirsi. Come ogni giorno, infatti, la scodella era già vuota, ma dalla sua cameretta venivano rumori di gesti lenti e di vestiti stesi per poi essere indossati. Mi avviai verso la camera dove quel giorno avevo dormito, pardon, non-dormito, più del solito.

I vestiti erano ancora sulla sedia, stropicciati. Decisi di cambiarmi dopo una breve doccia che mi avrebbe permesso di levarmi un po’ di malinconia dal volto.

Entrata in bagno, mi infilai sotto il getto di acqua calda dopo essermi svestita. Mentre l’acqua scivolava sul mio viso, sentii che lentamente mi stavo rilassando. Forse perché ero incentrata sul momento e non sul ricordo, forse perché non stavo pensando a niente, non saprei dire. So solo che rimasi in quello stato di sospensione, di nulla assoluto per un tempo indefinito. Ero così felice, nonostante la tristezza continuasse ad essere presente.

L’idilliaco momento fu rotto da un rumore secco: qualcuno stava bussando alla porta del bagno e dalla voce di Nicolò che mi chiamava. Chiusi l’acqua e sbirciando attraverso la tenda della doccia, tra i vapori, notai che erano già le 7.40.

Scattai come una molla: presi il mio accappatoio, lo indossai e uscii dal bagno in un’ attimo. Dissi a Nicolò di andare a lavarsi i denti e di mettersi subito le scarpe. Lui, pensando che i modi bruschi fossero per via del mio risentimento verso di lui, abbassò la testa ed entrò sconsolato nel bagno.

Io, nel frattempo, mi vestii più in fretta che potei, mantenendo però quel minimo di lucidità che mi permise di non indossare i pantaloni del pigiama.

Dopo qualche minuto, io ero pronta come ogni giorno e Nicolò uscì dal bagno. Gli ripetei di indossare le scarpe mentre io ritornavo in bagno per un trucco veloce. Quando finii, il fantasma del Natale passato, presente e futuro che mi guardava, era leggermente più carino.

Presi la cartella di Nicolò e il mazzo di chiavi di casa, dopodiché uscii. Percorsi le scale tenendo per mano mio figlio, entri in macchina e, stabilendo un nuovo record di velocità, arrivai davanti alla scuola in meno di dieci minuti. Lì guardai l’orologio da polso: mancavano ancora sei minuti alle otto. Tirando un sospiro di sollievo, guardai Nicolò: era ancora triste, probabilmente pensava che tutto quello che era successo in quella giornata fosse colpa sua. Non poteva immaginare che in realtà era colpa mia, mia e di Danny.

Al suono della campanella, gli diedi un bacio sulla testa e lo salutai. Lui si diresse verso l’entrata un po’ meno triste. Lo seguii finché non scomparve dentro la scuola, ma rimasi lì, ferma, a fissare il vuoto ancora per qualche minuto.

Mentre meditavo sul da farsi, sentii un rumore di passi alla mie spalle. Le farfalle si ripresentarono. Il fantasma, ne ero sicura, era tornato.

-Ti avevo detto “Arrivederci”, non “Addio”-

Non mi girai, presa dallo sconforto.

mercoledì 16 febbraio 2011

Brillantina - Cap 3

Dovevo riordinare le idee, dovevo cercare di calmarmi, ero arrabbiata… si…molto arrabbiata, non riuscivo ancora a capire se ce l’avevo di più con mio figlio o con Leonardo per le parole di fuoco usate ai danni di Nicolò.
Entrai in cucina feci partire il bollitore dell’acqua, ero veramente agitata, le mani mi tremavano, il cuore batteva all’impazzata, lo stomaco mi doleva e la mia mente era incapace di formulare pensieri che potessero essermi utili per poter affrontare la situazione.
Forse una camomilla mi avrebbe aiutata a calmarmi.
Cercavo di respirare lentamente e profondamente per allontanare da me quella sensazione di disagio, intanto sorseggiavo la mia pozione calmante, la mente tuttavia non era ancora del tutto sgombra, non riusciva a pensare lucidamente.
Piano piano mi calmai e cercai di interrogarmi su quella mia reazione alquanto estranea al mio modo di essere : - Ma come e’ possibile che me la sia presa tanto? In fondo Leonardo non aveva tutti i torti nel dire che Nicolò era stato fortemente maleducato. E che dire del fatto che aveva sfondato una porta dalla rabbia? Lui l’ha chiamato violento, e come potergli dare torto? Quindi perche’ mi sento così offesa? Se invece di Leonardo ci fosse stato davanti a me il Professor De Crescenzo, emerito sconosciuto, non gli avrei forse dato ragione? Non mi sarei forse scusata? - La risposta fu… - si… credo proprio che gli avrei dato ragione - .
Mi sentivo più tranquilla, ero riuscita a sciogliere questo nodo spinoso che mi tormentava…o forse no!.
Ma se Leonardo aveva ragione, allora perche’ me la sono presa tanto? Allora perche’ questo fastidioso sfarfallio nello stomaco continuava ad accompagnarmi? – Sfarfallio nello stomaco? Sfarfallio nello stomaco!!! –
Incominciavo a capire.
Nella mia mente si aprì uno squarcio di luce che illuminò i miei pensieri, rendendoli visibili, quasi palpabili e così lo sfarfallio prese forma, sembianza umana, in quel preciso istante mi resi conto che Leonardo era rimasto per lunghi anni sepolto sotto la polvere dell’oblio della mia memoria, il vederlo aveva riportato a galla i sentimenti più reconditi legati all’amore che provavo per lui.
Come una diga che tiene prigioniere le sue preziose acque, per poi rilasciarle improvvisamente, riversandole in un fiume che andrà a formare un tranquillo laghetto, così fecero i miei pensieri.
Dopo la forza dirompente provata nel rivederlo, ora stavo scivolando lungo il corso dei ricordi, ripercorrendo quel nostro amore mai svelato a nessuno, forse neanche a noi stessi, fatto di sguardi, di sorrisi e culminato in quel bacio appassionato pieno di promesse mai mantenute.
Ed ora mi ritrovavo immobile, in quel lago, cercando di dare significato a ciò che sembrava smarrito, sprofondato in un buco oscuro.
Nulla mi apparteneva più, era come se mi fossi persa.
Mi vennero in mente le parole di Platone quando diceva: “l’anima se ne sta smarrita per la stranezza della sua condizione, non trova sonno ne di notte ne riposo di giorno. Questo patimento dell’anima e’ ciò che gli uomini chiamano amore.”
Ed io, anche se stentavo a crederlo, mi sentivo proprio così.

martedì 15 febbraio 2011

Brillantina - Cap 2

Capitolo 2

-Cosa… Cosa ci fai qui?- chiesi balbettando come una tredicenne timida.
Lui sorrise e allargò le braccia.
- A te che sembra? Non ho forse l’aspetto del perfetto insegnante di ginnastica? –
- Beh, si, cavolo! – risposi prima che il mio cervello potesse registrare l’informazione.

lunedì 14 febbraio 2011

Brillantina - Cap 1

Avevo parcheggiato come al solito davanti a scuola e me ne stavo chiusa dentro la macchina ad ascoltare musica, in attesa che suonasse la campanella delle due. Quel giorno ero rimasta a casa per una visita medica ed avevo chiesto a Nicolò se voleva che lo passassi a prendere.
Non mi aspettavo una risposta positiva. In fondo già dalle medie le mamme diventano un peso ingombrante, del quale ci si deve disfare in fretta, soprattutto davanti alla scuola, quando sei contornato da ragazzine che ti sgambettano intorno ed amici che fanno i bulli e magari fumano. Le mamme sanno cogliere tra quegli sguardi quelli ai quali tu tieni di più e sanno odorare ad un chilometro la tua boccata di fumo data dietro un albero. Perciò meglio tenerle lontane da quel territorio... E invece Nicolò aveva accolto entusiasta quella proposta ed io avevo passato tutta la mattina a chiedermi cosa c’era sotto e quale ricatto stava meditando.
Mi stavo godendo il tepore dell’auto che avevo parcheggiato appositamente sotto il sole quando sentii bussare al vetro