Visualizzazione post con etichetta Nudo foglie verdi e busto. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Nudo foglie verdi e busto. Mostra tutti i post

mercoledì 26 maggio 2010

Nudo, foglie verdi e busto - Parte 1

25 marzo, Praga
Il maggiordomo bussò discretamente alla porta dello studio, e poi entrò fermandosi poco oltre la soglia con compita deferenza.
"Mi ha chiamato, Signore?" chiese con la consueta cantilena senza inflessione.
Sasha restò seduto sulla poltrona di pelle rossa collocata proprio nel mezzo del locale, e continuò a guardare fuori dalla finestra: all'esterno la mattinata di primavera incominciava a mostrare qualche colore in più oltre ai soliti bianco-neve e bruno-tronco-d'albero-spoglio. Alla varietà cromatica si erano aggiunti il verdolino della prima erbetta appena spuntata dalle nevi e l'azzurro tenue dei primi cieli non più velati da plumbee nubi cariche di elementi pronti a rovesciarsi di sotto.
"Hai già saputo, James?"
Gli piaceva chiamarlo James: per Sasha lui 'aveva' una faccia da James, non avrebbe dovuto chiamarsi in altro modo con una figura come la sua, alto e impettito come se avesse divorato un palo, ma al contempo armonioso ed elegante in tutte le sue movenze. Così lo chiamava James da quando aveva iniziato il suo servizio in quella casa. E poi il suo nome russo era francamente impronunciabile: molto meglio James.
"Purtroppo, Signore: me ne sono accorto io stesso."
"E chi altri ne è al corrente, oltre a te, James?" ribattè pensieroso Sasha.
"Ancora nessuno, ovviamente, Signore."
"Prepara subito una cassa, e manda le cornici al restauratore. Che nessuno però venga a sapere che sono vuote… Solo tu ed io."
"Sarà fatto, Signore. Mi permetto di farle notare che anche il Signor Restauratore ne verrà inevitabilmente a conoscenza, Signore."
"Hai ragione, James, ma con Abram ci parlo io. Adesso và, e lasciami solo con il mio dolore."
"Come desidera, Signore." Ed il maggiordomo, silenziosamente, uscì chiudendo dietro di sé la pesante porta di noce.

***
30 Aprile, New York
"Phil Jackson, buongiorno. Ho un appuntamento con Mark Moosley, il curatore dell'asta di martedì."
L'uomo, alto quasi due metri, incombeva sulla scrivania della receptionist: e dire che lì nell'atrio degli uffici newyorkesi di Christie's i personaggi importanti non erano una rarità. Ma quest'uomo era particolare: la sua competenza e la sua abilità ne facevano già di per sé un mito, ma vedendolo così di persona una ragazza veniva letteralmente scioccata dalla sua prestanza. Phil non si poteva considerare un uomo bello: era alto e grosso, il viso era eccessivamente lungo rispetto al normale, i suoi lineamenti erano spigolosi, ed i capelli iniziavano ormai a diradarsi sulla nuca; ma la cura con cui sceglieva gli abiti, e il portamento elegante innato gli conferivano quello strano fascino che hanno pochi uomini.
"La prego, si accomodi Dottor Jackson. Vedo che il Dottor Moosley è occupato al telefono, ma arriva immediatamente."
"Grazie, signorina." Rispose Phil, con il suo sorriso accattivante, e si sedette su una delle poltroncine della sala d'attesa, sfogliando una pubblicazione presa dal tavolino.
La ragazza lo guardava di sottecchi, e non potè fare a meno di pensare che quel sorriso così aperto e solare era in aperto contrasto con la figura enorme e austera, fasciata da quell'abito nero-antracite da almeno 2000 dollari. Pensava che forse, per un sorriso come quello, lei avrebbe anche potuto..
Moosley arrivò all'improvviso spazzando via i sogni di cristallo della receptionist:
"Phil! Come va, ragazzo!"
"Ciao, Mark! Sono in ritardo?"
"Ma figurati, lo sai che a New York chi è in orario è uno sfigato! Vieni, andiamo nel mio ufficio che c'è una novità"
"Uhm, una novità? Carina, spero!"
"Non credo che si tratti proprio di quello che pensi: stavolta dovrò far vedere il lotto in anteprima anche ad un altro consulente. Ordini direttamente dal gradino più alto…"
"Ah! Beh, nessun problema."
"Vieni, che l'aspettiamo di là."
E Mark si incamminò verso il suo ufficio con vista su Ground Zero.
***

6 Aprile, Zurigo
La sala riunioni era nell'area più appartata, riservata ed esclusiva della grande banca d'affari elvetica.
Il tavolo ovale, di fine settecento, era realizzato in noce e palissandro, ed il piano era finemente intarsiato con legni pregiati, fino a farne un prezioso disegno geometrico.
Si diceva che fosse un oggetto storico, appartenuto addirittura al fondatore della banca svizzera che li ospitava, ma le malelingue insinuavano invece che si trattasse di bottino di guerra, un bene sequestrato ad un ex-cliente i cui affari erano andati a malaparata, e forse anche grazie a certe attenzioni particolari proprio della stessa banca d'affari.
Alexander Tusek, con il suo legale ed il suo consulente, era seduto di fronte a tre uomini europei e ad un asiatico: dopo le presentazioni, il capo delegazione, un tedesco rubizzo ed evidentemente sovrappeso, aveva lasciato intendere che un governo lontano-orientale aveva intenzione di acquistare alcuni quadri, dipinti unici e abbastanza famosi, al solo fine di creare uno spazio museale in una importante metropoli asiatica. E sarebbe dovuto essere un museo con opere talmente importanti da rappresentare da sole una valida motivazione per incrementare le visite turistiche nella città.
"Signor Tusek, il nostro Cliente sa perfettamente che lei custodisce nella sua collezione alcuni importantissimi quadri, opere di autori eccezionali: Goja, Bosch, Monet, Renoir, VanGogh e soprattutto… Picasso. Le persone che rappresento sarebbero onorate di poter trattare con Lei l'acquisto di alcune tra queste opere. E siccome le leggo in viso il profondo dispiacere che proverebbe nel separarsi dai suoi oggetti, le assicuro che il nostro Cliente ci ha dato ampio mandato per... rinfrancarla adeguatamente di tali perdite." Il rubizzo tedesco rise tra sé della felice battuta: "Il nostro Cliente non ha problemi di denaro, ha solo profondo desiderio di arte."
Il collezionista sospirò; era nel mondo degli affari da tanti, troppi anni, ma ogni volta che sentiva questa forma di fraseggio immediatamente gli saliva in gola un conato di vomito, ed era pervaso da un desiderio immediato di essere altrove, a mille chilometri di distanza. Nei primi tempi, quando era ancora considerato l'astro nascente nell'imprenditoria del suo paese, era spesso costretto a soffocare tali sensazioni, e faceva il classico buon viso a un cattivo gioco. Ma ora era Alexander Tusek, quello che le statistiche ufficiose della CIA indicavano come uno dei 50 uomini più ricchi e potenti del mondo.
Accarezzò il tavolo settecentesco, ammirando la precisione e la conservazione dell'intarsio, riflettendo un attimo, poi si girò verso il suo consulente e disse:
"Signor Keller, la lascio qui con l'avvocato Jones: veda esattamente cosa vogliono da me questi signori, ipotizzi lei quello che potrebbe essere una transazione accettabile per me, e poi si accordi con Jones, che stenderà il contratto: dopo io deciderò. Mi fido della Sua sensibilità, Keller: io non me la sento di trattare direttamente ed in prima persona la cessione delle mie più belle passioni."
Detto questo si alzò in piedi, imitato immediatamente da tutti gli altri presenti nella sala.
Rimasero qualche secondo tutti in piedi e immobili guardandosi, in un silenzio che si sarebbe potuto tagliare con una lama; poi, senza dire una parola, Alexander Tusek si voltò ed uscì dalla sala, accompagnato da una hostess con la divisa della banca d'affari.
"Mi chiami l'auto, per favore." furono le uniche parole che disse, prima di entrare nel grande ascensore privato.
(segue)

Nudo, foglie verdi e busto - Parte 2

(parte 2)
30 Aprile, New York
"Mark, non mi hai ancora detto chi stiamo aspettando da più di un'ora. Il tuo ufficio ha una vista spettacolare, il caffè è buono, la receptionist ogni volta che mi guarda ha gli occhi da pesciolino lesso (e tutto ciò è molto gratificante per il mio Ego) ma…"
"Sai che non lo so neppure io? Mi ha chiamato… beh, hai capito chi… e mi ha raccomandato di attendere anche questo Masini. Il cognome sembra italiano, ma non so per conto di chi lavori."
"Dai, Mark: 'Lui' non ti ha fatto capire proprio niente di niente?"
"Mi ha detto che si tratta di un importante collezionista di quadri famosi, uno a cui 'Lui' non può dire di no: e d'altronde c'è anche un Picasso nel lotto di martedì. Però…"
"Però sei perplesso: ed hai ragione. Quando chiama 'Lui' non c'è mai un semplice sfondatamente ricco collezionista: se si è mosso direttamente, o c'è di mezzo la sicurezza nazionale, o c'è di mezzo almeno un capo di stato. Quale è il collezionista che può essere talmente importante da far muovere un capo di stato?"
"Phil, io non ne conosco."
"Nemmeno io. E poi, per i Picasso, sono io il più grande specialista sul mercato: perché non l'hanno affidata a me la trattativa?"
"Già: bel mistero. E tu per chi lavori stavolta?"
"E' questo il bello. Io non sono qui per il Picasso, ma per alcune statuette egizie della II dinastia, per conto di Bill."
"Bill?!?"
"Sì, 'quel' Bill…."
"Ah! E non per il Picasso?"
"No, nessuno mi ha dato l'incarico."
"Strano, molto strano… Comunque ormai arriverà questo Masini: tra poco sapremo. Intanto, un altro caffè?"
"Povera ragazza: la vuoi veder cadere inanimata davanti a me?" e scoppiò in una fragorosa risata.
Ma Mark Moosley avrebbe giurato che fosse più una risata di preoccupato nervosismo anzichè una battuta di spirito.

***
7 aprile – Praga, bassifondi
La notte molto piovosa rendeva scivolose le strade dietro la stazione, e l'uomo cercava di destreggiarsi tra le enormi pozzanghere e gli scrosci d'acqua che cascavano dalle grondaie rotte. Era una serata buia e fredda, l'acqua scrosciante rendeva difficile non solo vedere dove si mettevano i piedi, ma anche soltanto tenere aperto un ombrello. D'un tratto un enorme ratto sbucò tra le gambe dell'uomo, che trasalì.
"Ma che tempo di merda! Non c'è un anima in giro, per la misera! Basta, mi ficco nel primo bar aperto e aspetto che passi: un paio di birre o tre non hanno mai fatto male al mio malumore…"
E mentre si dirigeva verso la zona più illuminata, verso l'ingresso principale della stazione, si accorse di una coppia di fanali che avevano appena imboccato il vicolo, e venivano verso di lui, con andare dubbioso.
"Forse si sono persi… Peggio per loro: peggio davvero non potevano capitare!" e strinse nella mano destra il coltello a serramanico, felice che una vittima gli capitasse finalmente a tiro.
L'auto accelerò leggermente, come se avendolo visto volesse andargli vicino per poi accostare e chiedergli un informazione.
"Vieni qui da paparino…" mormorò sorridendo l'uomo.
Ma, quando gli fu vicina, invece di rallentare l'auto entrò a velocità sostenuta in una grande pozzanghera, e lo schizzò tutto d'acqua sporca e gelata.
L'uomo, dopo un attimo di stupore, si girò in direzione dell'auto pirata e levato di tasca il coltello lo brandì in alto, urlando inferocito:
"Stronzo! L'hai fatto apposta! Vieni qui, bastardo, che ti apro quella tua fottuta pancia!"
L'auto allora si arrestò, e poi ingranò la retromarcia ed indietreggiò lentamente fino a fermarsi a pochi metri dall'uomo furente.
"Scendi se ne hai il coraggio, pezzo di merda! Vieni giù, che ti sistemo io!"
Entrambe le portiere si aprirono, e due figure scure scesero con calma dall'auto; l'uomo che fino a un momento prima era furibondo, d'un tratto fu colto da un triste presentimento: ma chi erano?
"Poliziotti? Cazzo, via! …"
E mentre si girava per fuggire correndo nella direzione opposta, andò letteralmente a sbattere contro due energumeni che si erano silenziosamente materializzati alle sue spalle. Senza una parola uno dei due palestrati gli assestò tre potenti cazzotti in rapida successione, che mandarono il ladruncolo per terra nella grossa pozzanghera.
Ancora stava guardando le due figure massiccie che gli stavano incombenti, pronti a chiudergli ogni possibilità di fuga, quando, sdraiato e zuppo nella pozzanghera, un potente calcio lo colpì alla schiena alzandolo di peso.
"Bella serata, eh, senorita!?" disse dietro di lui una voce con chiara inflessione sudamericana "Cosa mi stavi dicendo poco fa?"
E mentre il ladruncolo si girava per veder in viso l'uomo che aveva parlato, un secondo improvviso calcione lo colpì in pieno viso, ributtandolo bocconi nella pozzanghera.
"Cosa… volete… da me!? " biascicò, con la precisa certezza di avere sangue per tutto il viso e in bocca.
"Crediamo che tu abbia sbagliato appartamento, qualche notte fa. La mammina non ti ha mai detto che non si deve entrare in casa degli sconosciuti? Perché se non li conosci, non sai chi sono, e nemmeno sai cosa potrebbero farti dopo…" e scoppiò in una fragorosa risata, come se avesse detto un grande battuta, imitato subito dopo dai due energumeni.
Il ladruncolo era perplesso: "Ma... di che parli?" domandò.
Il sudamericano si piegò verso l'uomo insanguinato e fradicio, e gli sussurrò, con il fare di un maestrino che ricorda una lezione fin troppo ovvia: "Ci sono persone che tengono in casa ori e denaro, e che sono lì apposta per essere visitati e d alleggeriti da quelli come te. Ma ci sono persone che amano l'arte, e le mezze figure come te non devono nemmeno avvicinarsi a quelle case, perché la moquette panna della sala si potrebbe sporcare…"
"Io non…" Ma non riuscì a terminare la frase perchè il sudamericano, raddrizzatosi di scatto, lo colpì con un terzo calcione nel viso, tanto forte da alzarlo di peso e farlo ricadere all'indietro nella pozzanghera ormai intorbidita.
"Scemo, non ci provare nemmeno con me! Allora: dove sono le tele? Subito!"
Il ladruncolo si toccò il naso: era rotto, non c'erano dubbi. Forse, se gli avesse detto quello che volevano sapere, magari… "Ok, ok. Ma non ti piacerà...Non le ho più io…."
Si tirò dritto sulle braccia, guardando in faccia il suo aguzzino: "Ho capito quasi subito che era roba che scottava, troppo grossa per me, e le ho buttate nel cassonetto, quello verde sul retro della stazione."
Il sudamericano lo guardò dritto negli occhi, con aria di scherno. Poi sorrise: "Ho capito." Ed estrasse dalla tasca una calibro 7,65 a cui avvitò il silenziatore.
"No! Ti prego, è la verità! Li ho buttati là dentro due giorni dopo! Credimi! Non me li voleva comprare nessuno!…." disse con la voce che andava affievolendosi sempre più.
Per un attimo si guardò intorno: i tre uomini erano gli unici esseri viventi nel vicolo, oltre al quarto che restava nell'ombra, silenzioso in piedi di fianco all'auto, che aveva ancora i fanali accesi.
La pioggia sembra stesse dando una tregua, per un lungo secondo tutto fu silenzioso e immobile. Le varie cose del vicolo erano talmente bagnate che sembravano risplendere: il ladruncolo pensò che era quasi bello quel vicolo, in quel momento.
Poi il sudamericano scosse la testa e disse con un filo di voce: "Adios, hijo de puta!"
Subito dopo un 'flip' scosse lievemente l'aria, ed un dolore intensissimo si diffuse per qualche frazione di secondo nella testa dell'uomo, ancora steso nell'acqua, prima che per lui il tutto diventasse di nuovo nero e vuoto.
Le tre figure tornarono allora con passo normale verso il quarto uomo, che disse con voce piatta: "Ho sentito. Andiamocene, qui non c'è più niente da fare."
E risalì in auto.
Dall'altro lato della strada lo stesso ratto di prima immobile osservava la grande pozzanghera cambiare lentamente il suo colore. Sarebbe restata rossa fino a che la pioggia non avesse ripreso a cadere copiosa, ed avesse dilavato tutto quanto: questo lo sapeva, non era certo la prima volta che capitava, lì.
(segue)

Nudo, foglie verdi e busto - Parte 3

(parte 3)


30 Aprile, New York
Mark e Phil avevano reagito in maniera esattamente opposta alla sorpresa.
Da quando la Dottoressa Masini era entrata nello studio del curatore dell'asta, il suo profumo persistente aveva monopolizzato l'aria del locale; allo stesso modo la personalità spontanea e forte della donna aveva ipnotizzato i due uomini, che ancora la guardavano pendendo letteralmente dalle sue labbra. Labbra lucide, color rosso vivo, che si muovevano senza posa; labbra che sapevano essere sensuali senza mai essere esplicite.
E mentre Mark aveva ammirato per tutto il tempo l'impeccabile tailleur giallo tenue della donna, le sue splendide decolletè nere di fattura italiana dal lungo ed elegante tacco sottile, le leggerissime calze velate che mettevano in evidenza due gambe lunghissime, e la camicetta appena aperta sul collo, che lasciava intravvedere il collo sottile della gallerista, Phil invece era semplicemente sorpreso.
Ancora non riusciva a staccare gli occhi dai grandi occhi scuri di Raffaella Masini, e non ne perdeva una sola parola. Aveva conosciuto donne affascinanti, e aveva conosciuto donne carismatiche: ma questa univa in sé entrambe le cose, spiazzando considerevolmente il grande Ego di Phil.
L'aveva osservata durante l'esame del lotto che avevano condotto insieme in anteprima, aveva ammirato la sua competenza e la sua eleganza, il suo gusto (la donna riusciva ad individuare alla prima prima semplice occhiata il pezzo più pregiato di un intero lotto, come se fosse guidata da un una capacità sovra-sensoriale) e la sua femminilità, la sua abilità nel far dire a Moosley più di quanto il curatore avrebbe dovuto e di contro il suo pacato modo di rispondere invariabilmente in maniera evasiva alle loro domande.
E dentro di lui stava nascendo imperioso un desiderio straboccante, irrefrenabile. Phil se ne stupiva, perché non era cero tipo da lasciarsi prendere dall'impulsività; si riteneva un uomo navigato e sicuro delle proprie capacità, un abile giocatore d'azzardo capace di indovinare sempre le mosse altrui, una persona abituata ad ottenere tutto quello che aveva desiderato, un istante solo dopo averlo desiderato…
Ma stavolta era ostaggio di questo desiderio, tanto che si sentiva quasi la testa vuota e il palato secco.
Non riusciva proprio a toglierselo dalla mente, e decise in quel momento che avrebbe giocato il tutto per tutto: l'avrebbe invitata a cena, una cena galante in un ristorante speciale, dove lui aveva sempre un tavolo prenotato.
Una cena che nessuna donna avrebbe potuto rifiutare.
E lì finalmente…
…finalmente sarebbe riuscito a capire esattamente per chi lavorava Raffaella Masini.

***

8 Aprile, Malà Strana, Praga
Il vecchio antiquario cercava di risistemare lo scaffale dei libri in fondo al suo negozio, ma non riusciva a concentrarsi. Il pensiero continuava ad andare allo strano tipo che si era presentato nel pomeriggio. Che non fosse un cliente, lo si capiva da lontano: ormai dopo tutti questi anni identificava senza ombra di dubbio le tipologie di clienti, come anche i perditempo, semplicemente osservandoli quando entravano nel suo negozio.
No, aveva capito subito che quell'uomo magro e allampanato aveva semmai qualcosa da proporgli: si era guardato a lungo intorno prima di entrare, quasi temesse di essere seguito. E poi, una volta finalmente dentro, si era diretto subito da lui, senza degnare di uno sguardo nessuno degli oggetti che c'erano nel salone: aveva troppa fretta e troppa determinazione per essere un cliente.
Ma anche dopo che gli aveva chiesto se per caso trattasse quadri d'epoca, non riusciva a credere alla strana storia che l'uomo gli aveva propinato: una vecchia prozia che gli avrebbe lasciato in eredità delle tele che lei riteneva di valore.
Beh, certo: una eredità non è una cosa insolita. Ma se è già piuttosto strano che vi sia una vecchia prozia che viveva a Praga, e che lascia a un lontano nipote alcune opere di valore, lo è ancor di più il fatto che lui, il più vecchio ed introdotto antiquario della città d'oro, di tale singolare vecchietta mai ne aveva sentito parlare prima.
Possibile che ci fossero dei tesori a Praga che fossero sfuggiti alla sua vastissima rete di fidati informatori?
Ma quando poi chiese che tipo di opere fossero, l'uomo allampanato aveva avuto una reazione incomprensibile.
"Non lo so con precisione. Sa, non sono di quelli vecchi, tipo ritratto o paesaggio, come quelli che si trovano nelle chiese. Hanno tutti colori strani, con forme geometriche, persone e animali stilizzati e sproporzionati... Ma la mia prozia mi ha detto... beh, mi ha lasciato scritto, ovviamente,... che sono di gran valore. Però io di arte non ci capisco niente, quei quadri non mi piacciono, e vorrei disfarmene recuperando qualche milione, un gruzzoletto senza tanti sbattimenti..."
Ah, di arte non ne capiva, ma sapeva che valevano qualche milione di euro? Ma come poteva raccontare una storia simile, una prozia con delle opere presumibilmente cubiste da qualche milione di euro appese in casa? A Praga?
No, non ci siamo, qualcosa non quadrava nella storia dell'uomo... Forse tentava solo di fregarlo.
A quel pensiero l'antiquario abbozzò un sorriso: e quello sprovveduto tentava di fregare proprio lui? Pivello... non sapeva con chi aveva a che fare!
Comunque da lì a poco avrebbe saputo qualcosa di più: l'uomo aveva detto che glieli avrebbe portati a valutare, se solo l'antiquario avesse mantenuto il riserbo.
"Tanto non sono pesanti, non hanno più le cornici..." aveva aggiunto lo strano individuo mentre usciva dal negozio.
(segue)

Nudo, foglie verdi e busto - Parte 4

Parte 4

30 Aprile, Manhattan
Il ristorante si trovava in uno dei piani più alti di un grattacielo, e vantava così una vista magnifica sulla città della grande mela. Il panorama era così spettacolare e mozzafiato che il cibo e tutto il resto passava in secondo piano: chi andava in quel locale, inizialmente lo faceva solo per la vista che se ne godeva. Per questo motivo le prenotazioni erano serratissime, e bisognava accaparrarsi per tempo un tavolo, pena il sentirsi rispondere “Mi dispiace, Signore, non abbiamo posto.”
Ma anche così non era sufficiente: c'era sempre il cliente di riguardo, quello che non doveva nemmeno dire “lei non sa con chi sta parlando” tanto era noto: e questi andavano comunque accontentati.
Ecco allora che il proprietario del locale, un ex giocatore del basket professionistico, ebbe la grande idea: i tavoli non potevano essere normalmente prenotati, ma gli aspiranti clienti dovevano contenderseli all'asta; chi avesse offerto di più, avrebbe avuto il tavolo.
Era stato attivato un sito web, sul quale era possibile fare le proprie offerte per un tavolo a pranzo o per uno a cena: fino a una determinata ora era possibile 'giocare' al rialzo, poi arrivava il momento del 'rien ne va plus', e i 38 migliori offerenti avevano il loro tavolo, insieme all'addebito immediato sulla loro AmEx Platinum senza limiti.
Sulle prime il meccanismo aveva un po' disorientato la clientela, ma in breve tempo il giochetto era diventato un must irrinunciabile, e perdere un tavolo per molti personaggi pubblici o per degli uomini d'affari corrispondeva a perdere pubblicamente la faccia. Tutto ciò si era trasformato in breve in una miniera d'oro per il geniale ideatore, e già si contavano emuli un po' in tutta la nazione.
“Bene, Signor Jackson, a cosa devo questo suo invito nel tempio del cibo di Manhattan?” domandò sorridente Raffaella Masini.
Phil sollevò il flute, guardando il fine perlage dello spumante italiano scorrere lungo il cono di cristallo. Poi assaggiò il vino, assaporando per un attimo il piacere del liquido fresco e profumato mentre gli scorreva tra la lingua ed il palato, poi rispose:
“In qualche posto avremmo dovuto pur mangiare. Le piace il locale?”
La donna si guardò lentamente intorno: riconobbe un paio di attori, alcune starlette contornate da improbabili produttori, cinque o sei famosi campioni sportivi, e un elevato numero di businessmen tutti intenti a 'fare vita trendy' come si conviene.
“Simpatico, e direi ben frequentato. Ma se si illude di far colpo su di me in questo modo...”
Phil sorrise, guardandola negli occhi: erano di uno strano colore, né bruni né verdi; sembravano cambiare intensità con l'umore della donna.
“Non mi giudichi male, io ricordo bene che noi siamo solo colleghi. Anzi, a dirla tutta, le confesso che siamo anche rivali.”
“Rivali?” domandò la donna, simulando curiosità.
“Sì: proprio stasera ho ricevuto un incarico a trattare un dipinto del lotto di martedì. Un Picasso” ora Phil la guardava malizioso “ che si chiama 'Nudo, Foglie Verdi e Busto', un pezzo importante, dipinto nel..”
“Nel 1932, il cui titolo originale è 'Nu au Plateau de Sculpteur': raffigura Marie-Therese Walter, l'amante di Picasso.”
“Vedo che è piuttosto competente Signorina Masini”
“E lei mi ha appena valutata, Signor Jackson. Glielo ridomando ancora: cosa sta cercando?”
“Sarò franco: io sono considerato il maggior esperto di Picasso qui a New York, e mi aspetterei che un Cliente che desideri seguire un'asta da Christie's per un pezzo così importante si rivolga a me. Invece mandano lei, dall'Italia. Non trova che sia... insolito?”
“Ritiene che il mio Cliente abbia fatto una scelta sbagliata, mandando me?”
“No certo. Non volevo certo dire questo. Ma...”
“...Ma una Italiana, donna per di più, che ci fa qui? Semplice: lavoro. E lo faccio bene, direi.” Raffaella Masini spostò lo sguardo su una coppia sul fondo del locale, vicino alla vetrata: chissà quanto dovevano aver speso quei due per quel posto lì. L'uomo poteva essere con buona probabilità un noto regista afroamericano; la ragazza, anch'essa di colore, parlava animatamente alternando lunghe frasi ad ampi sorrisi al suo interlocutore, visibilmente annoiato. Raffaella tornò a guardare negli occhi Phil Jackson, e continuò: “E, tanto per essere chiari, sappia che martedì sera il Picasso verrà assegnato al mio Cliente.”
“Oh, che sicurezza... Io ancora non conosco quale sia l'identità del mio Cliente” disse Phil con aria distratta, come se la cosa fosse di poca importanza “ma il suo sembra essere davvero un pezzo grosso...”
“Mio caro Phil, se vogliamo cenare, sarà bene accantonare questa inutile conversazione: io non le rivelerò di certo chi sia il mio Cliente, a costo di urtare la suscettibilità del suo Ego. “ La donna quindi allargò un sorriso sugli occhi di Phil, e concluse ”E adesso, dopo la buona scelta del vino da aperitivo, mi stupisca: ordini qualcosa di interessante. E mi chiami Raffaella, stasera può farlo.”
“Ok, Raffaella, allora tregua, per stasera.” e con un gesto chiamò il maitre.

***

12 Aprile, Praga
L'uomo camminava a lente falcate nello spazio libero dello studio di Sasha: teneva le mani dietro la schiena e continuava a scuotere la testa; sembrava davvero molto perplesso, forse anche contrariato.
"Dimmi." disse Sasha recisamente.
"Non sono convinto della tua idea. I dipinti erano assicurati, questo è vero, ma il loro valore assicurato non è nemmeno paragonabile al prezzo di mercato."
"Certo la perdita economica è importante. Pensa anche a quello che voi legali chiamate 'danno morale'."
"Sì, la polizza assicurativa ne tiene conto nel rimborso, la clausola l'ho scritta io, lo so. Ma si tratta sempre di un valore percentuale rispetto al valore del bene assicurato. E oggi, con la crisi che spadroneggia da ormai più di due anni in tutto il mondo, il valore degli oggetti d'arte è molto ridotto. Per cui l'assicurazione avrà buon gioco nell'ottenere una perizia molto più bassa di quello che è il loro valore, e quindi a non pagare quello che valgono davvero. Non ci voleva il furto proprio adesso!” L'avvocato sbuffò, si diresse verso il caminetto acceso e vi si appoggiò di schiena. Guardò silenziosamente Sasha per alcuni attimi poi proseguì: “E poi ancora non mi hai detto come è andata davvero"
Sasha sbuffò, e un velo di tristezza calò sul suo sguardo.
"James l'ha scoperto solo un paio di sere fa: la camerierina nuova ha un filarino con un ragazzotto, un soldato di stanza qui intorno. Ma lei la sera non ha libertà di uscire, così hanno avuto un colpo di genio: quando volevano incontrarsi, lei lasciava socchiusa la porta della cucina, e lui la veniva a trovare entrando da lì. Credo anche con la complicità della vecchia cuoca. Poi, fatto quello che dovevano, lui sgattaiolava fuori dalla stessa via e lei chiudeva. Peccato che nel durante, mentre erano in altre faccende affaccendati, nessuno dei due si è mai premurato di chiudere la porta… Così anche il nostro topo di villa ha potuto entrare per la stessa strada, ed ha compiuto il furto clamorosamente indisturbato."
"Hahaha.. Scusa … se non fosse tragico, ci sarebbe da ridere della scemenza dei due piccioncini … E adesso?"
"Eh, amico mio: fino a qualche anno fa sarebbero stati entrambi sul fondo della Moldava, a fare da cibo ai pesci siluro e agli storioni!” disse Sasha quasi con una vena di rimpianto nella voce “Ora non posso più permettermi tali pratiche. E quindi il militarino è stato improvvisamente inviato in missione in Afganistan, e la camerierina sta facendo continui colloqui di lavoro in tutta Praga. Inutilmente, ritengo.” Poi si voltò verso il suo interlocutore, e continuò: ”Comunque hai ragione tu, in questo momento non ci voleva il furto, su questo sono d'accordo. Ma se le valutazioni ufficiali dei pezzi d'arte risalissero, si risolverebbe tutto: mi capisci, no?"
Il legale riprese a camminare:
"Si, Sasha: se oggi improvvisamente il prezzo di acquisto di una di queste opere aumentasse, se addirittura avessimo la fortuna che si raggiungesse un nuovo record del prezzo d'acquisto in una asta pubblica prestigiosa, tutto il problema 'bassa valutazione dell'arte per la crisi mondiale' sarebbe superato dai fatti, e tu saresti a posto. Ma come pensi che si possa verificare un evento simile, oggi? Addirittura sembra che qui, nella vecchia Europa, alcuni stati nazionali come la Grecia o il Portogallo siano sull'orlo della bancarotta! E credi che in qualche seduta da Sotheby's si possa ottenere un record di vendita?"
Sasha rimase in silenzio: si era alzato anche lui dalla sua poltrona, ed ora era fermo in piedi davanti alla grande porta finestra dello studio, ed osservava il panorama là fuori: la neve iniziava davvero a sciogliersi, e le macchie di erba erano più numerose di qualche giorno prima.
"E poi, Sasha, fammi capire: quando hai intenzione di denunciare il furto?"
Finalmente Sasha abbozzò un sorrise.
"Presto, Julio. Al momento opportuno."

***

14 Aprile, Malà Strana, Praga
L'antiquario aveva dovuto controllarsi per tutto il tempo che lo strano tipo aveva passato nel suo laboratorio. Ma appena questi era finalmente uscito, si accertò che si fosse allontanato davvero, e subito compose un numero di telefono a memoria.
“Certo, quando li ho visti davanti ai miei occhi non ci potevo credere! (…) No, sono loro, sono sicuro: li conosco fin troppo bene! (…) Ma la cosa più incredibile è che questo sprovveduto neanche immagina di cosa stiamo parlando. (…) No, non credo che sia un complice; forse è vero che ne è solamente venuto in possesso per caso.. (…) Adesso se li è riportati via, ma se vuole piazzarli, deve passare da me, lo sai. (…) Mah, mi ha lasciato un recapito, che è un telefono cellulare, e un indirizzo, che ho già appurato che è falso. (…) No, il numero di telefono è proprio il suo, l'ho fatto squillare quando era qui da me... (…) Sì, sì: ho già informato della cosa il mio amico poliziotto: mi troverà l'intestatario della scheda telefonica. (…) Ma no, tranquillo, cosa vuoi che gli abbia detto? Lui prende i soldi, e fa le cose: lui non pensa, esegue. (…) Beh, ora come ora gli ho offerto un paio di milioni. (...) sì sì, dollari (…) No, per tutti e quattro! Scherzi? (…) Mah, ha detto che ci vuole pensare: credo che voglia rilanciare... (…) Va bene, non ti preoccupare, ci penso io a tutto. (…) Ti richiamo a operazione conclusa. (…) Sì, tranquillo. Ciao.”
Depose il ricevitore, e tirò un sospiro di sollievo: meno male che Lui non gli aveva imposto di ospitare qualche tirapiedi nel suo negozio, in attesa del ritorno dello sprovveduto venditore.
No, non era cosa per un antiquario: l'arte aborriva le armi, specie quelle da fuoco. E mal s'accompagnava con la presenza di rozzi tirapiedi. No: le cose in vita sua le aveva sempre sapute sistemare in un altro modo: un metodo non violento, ma altrettanto efficace. E sarebbe stato così anche stavolta.

(segue)

Nudo, foglie verdi e busto - Parte 5

Parte 5

5 Maggio, Christie's, New York

La serata da Christie's era una di quelle solite: il banditore, che per l'occasione era una banditrice, una elegante donna afroamericana, spaziò con lo sguardo in tutta la platea dei convenuti, analizzandone la composizione: collezionisti in cerca di affari, antiquari in cerca di clienti, personaggi lievemente famosi in cerca di casse di risonanza, personaggi noti tutt'al più nel loro quartiere in affannosa cerca di un minuto di notorietà, e curiosi a bizzeffe.
E poi c'erano quei due: il famoso Phil Jackson, elegante come al solito, e una donna.
Era lei a incuriosirla di più: affascinante, perfettamente a suo agio, sembrava una di casa, ma... Di certo era straniera, aveva un accento europeo (Francese? Italiana? Mah...); il Dottor Moosley l'aveva anche avvisata che quella donna era una importante esperta d'arte, ma c'era qualcosa in lei che non le quadrava... Chissà: instinto femminile, forse?
Si disse che l'avrebbe tenuta d'occhio: se doveva succedere qualcosa, lei se ne sarebbe accorta per prima.
Notò che Phil Jackson era accomodato in seconda fila, spostato verso destra, e sfogliava distrattamente il catalogo della serata, in paziente attesa: “Chissà a quali pezzi è interessato stavolta?” si chiese pensierosa la giovane banditrice. La donna straniera invece era accomodata alla sinistra della sala, in prima fila, di fianco a un individuo curiosamente vestito con una inguardabile camicia fucsia sotto un completo a giacca blu china: la pochette, il foulard (molto femminile, tra l'altro) e il calzino erano mostrati quasi con ostentazione e recavano tutti lo stesso disegno verde su fondo oro. Probabilmente pensava di vestire in modo originale e ricercato: l'effetto nel suo insieme però era quasi ridicolo.
L'uomo colorato si faceva aria in continuazione, e conversava incessantemente al telefono (d'oro, ovviamente) lamentandosi senza posa con l'interlocutore della pochezza della serata.
Notò anche che, sebbene Jackson e la straniera fingessero di ignorarsi, ogni tanto l'uomo lanciava un'occhiata verso la donna, mentre la straniera si era ritoccata un paio di volte il trucco orientando lo specchietto in modalità... sospetta. La banditrice sorrise tra sé: quei due quantomeno si conoscevano, il suo istinto non si era sbagliato.
In quel momento aggiudicò ad un collezionista in fondo alla sala una coppia di candelabri francesi del XVI secolo, e venne la volta di un dipinto di Picasso.
“Ed ora, numero 173A: Picasso, 1932, Nu au Plateau de Sculpteur, base d'asta 73 milioni di dollari..”
L'uomo variopinto in prima fila offrì per primo; subito Jackson fece il suo rialzo e immediatamente dopo fu la volta della Masini, seguita a ruota da un probabile petroliere arabo, da un collezionista svizzero e da un azzimato uomo orientale, che operava con l'orecchio incollato al telefono satellitare.
Il pezzo era interessante, e i rilanci non si fecero attendere: in un paio di minuti il collezionista aveva lasciato, l'arabo e l'orientale si erano avvicendati rabbiosamente nel crescendo della valutazione, interrotti di quando in quando dalle offerte dell'uomo variopinto. Dopo soli 5 minuti il prezzo aveva raggiunto la ragguardevole cifra di 91 milioni di dollari.
Fu in quel momento che parlò Phil:
“Il mio cliente è disposto a pagarlo 100 milioni tondi.”
L'orientale e l'arabo si girarono di scatto verso Phil Jackson, increduli: non era possibile, in un simile momento di crisi, offrire una somma simile!
Mark Moosley, dal lato della sala, guardò la banditrice d'asta, anche lei sorpresa: quella cifra era al di là di ogni loro più rosea previsione.
L'uomo variopinto allora si alzò in piedi, e rivolto a Phil disse, con voce querula: “Ma lei è matto, è un incompetente! Ma come si permette! Non resterò un minuto di più in un luogo come questo, che consente a cialtroni del suo calibro di venire a disturbare un'asta tanto piacevole!”
E detto questo, se ne andò. La banditrice lo gurdò uscire, e immediatamente pensò che la camminata dell'uomo fosse un po' troppo ancheggiante per essere anche virile.
“Nessuno offre di più?” chiese la donna.
L'arabo e l'azzimato esperto orientale scossero impercettibilmente la testa; la banditrice quindi iniziò a dire: “Allora..”
“...Allora il mio Cliente invece offre 101 milioni.”
Tutte le teste si girarono immediatamente verso Raffaella Masini, tutti gli occhi la fissarono stupefatti, specialmente quelli di Phil, che pensava di aver già chiuso l'asta. Solo quelli di Mark avevano una diversa espressione: poteva essere adorazione...
“Beh, Signora, se il suo Cliente rilancia, il mio non fa di meno: offro 102 milioni di dollari” disse senza scomporsi Phil Jackson.
L'intera sala si girò verso di lui, ed anche i giornalisti accreditati, solitamente annoiati in quelle serate, incominciarono a fiutare la notizia: non era record assoluto, si era parlato anche di 108 milioni in un'asta privata, ma la serata sembrava davvero essere interessante.
La risposta della Masini non si fece attendere: “103 milioni. Al mio Cliente piace l'arte.”
La sala all'unisono rovesciò la sua attenzione di nuovo sulla donna straniera i cui capelli raccolti mettevano in mostra un sottile collo da cigno.
La banditrice interruppe il silenzio: “L'ultima offerta è di 103 milioni per la Signora...”
“Raffaella Masini” disse la donna, senza nemmeno alzarsi dalla sedia ”Opero per conto di un Cliente che desidera restare anonimo.”
La banditrice pensò: “Italiana, eh? Avevo visto giusto...”
“Non ne avevamo il minimo dubbio, Signora Masini” replicò Phil Jackson, dall'altro lato della sala “ma il mio Cliente offre di più: 105 milioni di dollari.”
“Il Signor Jackson offre 105 milioni di dollari. Signora Masini?”
Raffaella guardò per la prima volta in viso Phil, con una espressione serissima. Le parve che l'uomo fosse appena un po' nervoso, le sembrò di cogliere in lui i messaggi corporei del bluff, del raggiunto limite di trattativa; ed allora le si disegnò sul volto un sorriso affilato, e disse, stavolta rivolta direttamente a Phil:
“Ma il mio Cliente non ama perdere: 106 milioni di dollari è la nostra offerta!”
Mark Moosley si lasciò lentamente sedere sulla poltroncina, mentre pensava: “106 milioni, massimo record per un'asta pubblica! Se continuano, possiamo raggiungere anche il record assoluto..”
Ma il sorriso gli si spense sul volto quando sentì la voce del suo amico Phil che diceva:
“Bene, 106 milioni di dollari sono una cifra enorme. Il mio cliente si ritira.”
E con assoluta naturalezza si sedette.
La sala si aprì in un vigoroso applauso liberatore, mentre la banditrice attribuiva la vittoria d'asta a Raffaella Masini.
Poco dopo, mentre la donna lasciava la sala, Phil le si avvicinò per complimentarsi.
“Grazie dei complimenti, ma lei non mi sembra molto colpito dal fatto di aver perso l'asta.”
“E' vero; forse so perdere.” rispose Phil, e sfoderò un sorriso dei suoi “Speriamo di poterci reincontrare, dottoressa Masini. Io purtroppo non posso accompagnarla, ho delle statuette egizie che ancora mi aspettano questa sera...”
“Nessun problema. E' stato un piacere conoscerla e sfidarla, Dottor Jackson. E poi, come dite qui da voi, solo i morti non si reincontrano mai. Arrivederla”
E uscì dalla sala.
Ma un pensiero rimase nella mente della donna: come mai davvero l'americano non mostrava delusione per la sconfitta? Lei si sarebbe aspettato ben altro atteggiamento. Invece...
In quel momento le squillò il suo telefono cellulare.
“Pronto?”
“Adesso che è uscita, può dirmi per chi ha lavorato, Dottoressa Masini?”
La voce dall'altro capo del filo le era fin troppo ben nota, e la sorpresa per Raffaella fu grande. Ma durò lo spazio di un secondo, poi si ricompose: “No. Ma visto che è riuscito a trovare questo numero, continui a chiamarmi Raffaella!”
E chiuse la comunicazione.
Si guardò nelle pareti a specchio dell'ascensore: quella sera era proprio splendida. E per di più si stupì di un fatto: stava sorridendo.


***




Aste: Christie's, Picasso da Guinnes
di Ansa
(ANSA) - NEW YORK, 5 MAG - Asta record a New York per un quadro di Picasso battuto da Christie's per oltre 106 mln di dollari, primato mondiale per un'opera d'arte. Il dipinto, Nu au Plateau de Sculpteur, (Nudo, Foglie Verdi e Busto)' realizzato in un solo giorno del marzo 1932 raffigura Marie-Therese Walter, l'amante di Picasso, il cui profilo si puo' riconoscere nello sfondo. L'asta e' stata un blitz di otto minuti e sei secondi: sei i contendenti, il compratore si e' aggiudicato il dipinto puntando per telefono.
05 maggio 2010



***

6 Maggio, notte a Praga

Sasha sentì suonare il telefono. Allungò il braccio oltre il bracciolo imbottito in pelle rosso e sollevò il ricevitore.
“Sasha, sono Julio! Scusa l'ora, stavi dormendo?”
“No, amico mio: nessuno problema.”
“Hai sentito? L'hanno appena detto! Da Christie's, stanotte: 106 milioni di dollari! Un Picasso! Ma capisci cosa vuol dire per noi?!?”
“Sì, Julio; l'ho già saputo. E... sì, capisco perfettamente.” rispose l'uomo.
Tranquillamente.

(segue)

Nudo, foglie verdi e busto - Parte 6

Parte 6

8 Maggio, Praga
Il responsabile del ramo "sinistri top" dei Lloyds in Repubblica Ceca era nel suo ufficio, pensoso, con il giornale davanti aperto sulla scrivania: la notizia era quella di un furto, un grande furto d’opere d’arte. Il problema vero invece era che l'assicurato era uno dei suoi clienti.
Alle 11 in punto arrivò la telefonata che temeva di ricevere: prima di rispondere, guardò dritto negli occhi il suo assistente, con aria afflitta.
Poi prese un lungo sospiro, azionò il pulsante del vivavoce, e rispose:
"Pronto, Karl Mainer, Direzione Grandi Clienti. Come posso esserle utile?"
"Buongiorno Signor Mainer, sono l'avvocato Julio Jones, e chiamo per conto del mio assistito, il Signor Alexander Tusek. Immagino abbia già ricevuto il nostro fax."
"Sì, l'abbiamo ricevuto, e ne siamo costernati. Come si sente il Signor Tusek?"
"Beh, piuttosto scosso, come immaginerà: svegliarsi la mattina, scoprire che un fuoristrada, dopo aver devastato buona parte del giardino all'italiana intorno alla casa, ha sfondato la finestra del salone e si è introdotto in casa propria, è – già di per sé – uno shock. Accorgersi poi che dalla propria collezione privata sono stati sottratte quattro opere d'arte di inestimabile valore, questo è un colpo durissimo da sostenere. Pertanto non me ne vorrà se non potrò passarglielo all'apparecchio..."
"Certo, certo: comprendo. Gli significhi lei la nostra solidarietà, la prego."
"Grazie, presenterò. Ora, chiamavo per conoscere quali saranno i prossimi passi che dovremo intraprendere. La polizia ha già fatto il sopralluogo sulla scena del misfatto, ed ha già redatto i relativi verbali di effrazione e di furto. Ho già provveduto naturalmente ad inviarveli..."
"Sì, avvocato, li abbiamo già ricevuti, insieme anche alla perizia valutativa redatta dal vostro esperto di parte, il Dottor Keller. Guarda caso poi – non so se lo sapeva - il Dottor Abram Keller è anche il nostro esperto di riferimento, una persona degnissima e di grande capacità, uno dei massimi esperti oserei dire: non credo ci possano essere dubbi sulle sue stime, almeno non da parte di questa compagnia assicurativa..."
"Ah, bene! Vedi a volte le coincidenze? Questa cosa farà molto piacere al Signor Tusek. Vuol dire che ho consigliato bene il mio Cliente quando ho proposto proprio voi per queste polizze... E quindi?"
"E quindi... sto già facendo redigere l'atto di liquidazione. Dovrò prima inviarlo ovviamente a Londra, capirà, per la ratifica: non si tratta di un importo che possiamo trattare nella nostra autonomia..."
L'avvocato dall'altro lato del telefono rimase in silenzio, come volesse far intendere che era contrariato dalle pastoie burocratiche; il funzionario guardò il proprio assistente che se ne stava immobile in piedi di fronte a lui, con il viso terreo e gli occhi sgranati. Stava pensando alla sua famiglia, al suo lavoro, alla sua carriera: tutto dipendeva per loro due da quell'istante. Era chiaro che una mossa sbagliata con un Cliente del calibro di Alexander Tusek significava compromettere anni di lavoro in quella compagnia. Anche Karl Mainer stava pensando alle stesse cose; e quindi si affrettò ad aggiungere:
" … ma se non ci sono problemi, e sono sicuro che non ce ne saranno, già tra tre o quattro giorni avremo l'autorizzazione a rimborsare il sinistro.."
Una grossa goccia di sudore si staccò dai capelli del funzionario, e percorse tutto il suo viso, fino a scomparire nel collo della camicia già slacciato da una buona mezzora.
"Molto bene Signor Mainer: il Signor Tusek è felice che lei voglia occuparsi personalmente affinchè questa antipatica questione si risolva al più presto. Le farò avere già nel pomeriggio un appoggio bancario sul quale ci farete pervenire l'importo. Le auguro una buona giornata."
La comunicazione si chiuse, e l'assistente lo fissò con sguardo interrogativo: probabilmente aveva assistito a una delle telefonate più memorabili della sua carriera.
"Capo, a quando ammonta la perizia del danno?" chiese d'un tratto, curioso.
"Avrai letto anche tu di quel magnate che recentemente ha speso 106 milioni di dollari per acquistare un Picasso, vero? I giornali non dovrebbero pubblicare notizie del genere! Maledetti!"
"Non capisco! Perchè, Capo?"
"Perchè uno stronzo qualsiasi pensa di rubare un altro Picasso, e di fare un bottino di molti milioni!!! Non riesce a capire che non riuscirà mai a rivenderlo a nessun ricettatore, un pezzo simile: vede solo i 106 milioni di dollari che lo chiamano in sogno, e dice 'Perchè no?'. E poi a noi tocca risarcire il malcapitato ex-possessore..."
Si alzò, e si diresse verso l'armadio in fondo alla stanza: aprì l'anta inferiore, si chinò, spostò un finto gruppo di libri, e scoprì uno scomparto bar rifornito di superalcolici.
Guardò in faccia l'assistente, e riprese: "Io devo proprio farmi un burbon. Ne vuoi un goccio anche tu?"
"Ma, no.. grazie ma a quest'ora.."
"E pensa che questo stronzo non ne ha rubato uno, ma quattro. Quattro, capisci? Valutati trenta milioni di dollari!"
"Dovremo rimborsare trenta milioni di dollari!?!" esclamò sbalordito l'assistente.
Mainer lo guardò indulgente, sorridendo: "Trenta milioni ciascuno, caro mio..."
L'assistente impallidì: "Forse, adesso, quel bicchierino mi ci vorrebbe..."
Ora l’assistente ne era certo: poco prima aveva assistito davvero alla telefonata più indimenticabile non solo della sua carriera, ma di tutta la sua giovane vita.
***
8 Maggio, Zurigo
Quando squillò l'interfono, l'uomo stava leggendo attentamente la pagina finanziaria del quotidiano, cercando di cogliere un nesso tra le oscillazioni dello Yen e il costo delle option sul rame che stava monitorando da qualche settimana.
"Il Dottor Abram Keller sulla due, signore" disse la segretaria.
Sul viso rubizzo dell'uomo si disegnò un sorriso, e subito sollevò il ricevitore del telefono, premendo il tasto dela linea due.
"Pronto, Dottor Keller, come sta?" disse il tedesco, osservando il suo viso rubizzo riflesso nella grande vetrata, amava guardarsi mentre parlava. "E come sta il caro Signor Tusek? Tutto bene?"
"Buongiorno a lei. La chiamo per informarla che il Signor Tusek ha valutato positivamente la proposta del nostro accordo, ed era disposto a sottoscriverlo."
"Era?!?..." Il sorriso si era spento sulle sue labbra.
"Malauguratamente proprio stanotte alcuni malfattori si sono introdotti nell'abitazione del Signor Tusek, ed hanno asportato alcune preziosissime opere d'arte, tra cui quelle oggetto della nostra trattativa..."
Al tedesco si gelò il sangue nelle vene: non solo gli era appena sfumata la possibilità di concludere un grande affare con una provvigione molto lucrosa per lui, ma addirittura si profilava un problema ben più grosso. Tutti sanno che tali furti di opere d’arte sono generalmente su commissione, e il Signor Tusek, al quale lui stesso aveva appena fatto pervenire una offerta d'acquisto proprio per quelle opere, avrebbe potuto facilmente fare due più due, arrivando così a sospettare che fosse stato proprio a lui il mandante!
E tutti sapevano bene che non era salutare mettersi contro Alexander Tusek! Doveva sapere, doveva capire se stavano facendo quel ragionamento o meno, se lo stavano sospettando, doveva essere certo...
"Che tragedia! Come farò a dirlo al mio Cliente? Oh, che disastro...Ma chi può essere stato? Chi può essere tanto... pazzo da mettersi contro il Signor Tusek? Oh che follia..."
"Il Signor Tusek ancora non sa chi possa aver osato un simile atto. Comunque si scusa, ma l'affare – purtroppo – non potrà essere perfezionato per mancanza... dei soggetti interessati. Il Signor Tusek spera proprio che i suoi Clienti possano rimediare in altro modo a tale disdetta, rimpiazzando con altre opere quelle che il Signor Tusek non potrà più fornir loro..."
Il tedesco era sempre più spaventato: le parole dell'esperto antiquario praghese non lo stavano tranquillizzando affatto. Anzi, il fatto che citasse apertamente i suoi Clienti gòi metteva addosso ancor più timore: se ci pensava, gli sembrava che quelle parole velassero una strisciante minaccia: sembravano un avvertimento, un messaggio in codice...
Desiderò essere lontano mille miglia da lì: lui sapeva benissimo di non aver mai nemmeno pensato di ordinare una simile follia, ma... ma i suoi Clienti? Forse quei maledetti musi gialli pensavano di fregarli, tutti quanti? Si slacciò il colletto della camicia, allentando il nodo della lussuosa cravatta di Marinella, acquistata a Napoli qualche settimana prima.
"..E a tal proposito il Signor Tusek mi ha incaricato di farvi i suoi più sinceri complimenti per l'acquisto del famoso "Nu au Plateau de Sculpteur", il Picasso battuto l'altra sera da Christie's. Davvero un pezzo pregiato, che rivela un gran gusto del compratore. Proprio il pezzo che serviva, aggiungerei io.."
Ora l'ansia era elevatissima: il tedesco non riusciva quasi più a respirare, e il battito cardiaco era molto accelerato. Nei suoi occhi si dipinse la paura: immaginavano davvero che erano stati loro?
"Io non.. Noi.. Beh.. Non siamo stati noi… Cioè, dico: a New York…"
"Non si disturbi a negare. Sappiamo benissimo entrambi che certe attività non si possono ammettere, per il bene dei nostri rispettivi Clienti. Ma entrambi altrettanto benissimo sappiamo anche come va il mondo, e chi è che fa che cosa, non è vero? Bene, buona giornata. E porti i saluti di Alexander Tusek ai suoi Clienti…"
L'uomo restò per qualche secondo con il ricevitore in mano: le ultime parole continuavano a rimbombargli nelle orecchie, e più le riascoltava, più non gli piacevano. Sembravano proprio una minaccia di stampo mafioso…
Quando finalmente riattaccò, vide di nuovo il suo viso riflesso nella vetrata: adesso c'era qualcosa di diverso nel suo sguardo. Non ne era proprio certo, ma forse poteva essere terrore...
***
8 Maggio, Milano
Raffaella Masini concluse la connessione cifrata con il sito web di una banca lussemburghese, e chiuse il portatile. Allungò le gambe sotto il grande tavolo della biblioteca, e guardò fisso dinanzi a sé, persa nei suoi pensieri.
Erano state tre settimane densissime di attività, da quella mattina dopo Pasqua in cui le avevano offerto quel lavoro di mediazione.
In un primo tempo avrebbe voluto rifiutare: non era proprio il suo lavoro. Lei si era sempre occupata di spionaggio industriale, aveva anche collaborato con prestigiose agenzie di intelligence, ma l’arte…
Eppure l’uomo dall’altra parte del filo l’aveva convinta, con quel suo inglese molto ‘mitteleuropeo’ e la sua sicurezza sorniona. Chissà se era tedesco? Svizzero? Mah.
Ed allora, con la professionalità che la contraddistingueva, si era studiata tutto il catalogo di Christie’s, calandosi perfettamente nella parte della gallerista. Era stata dura, ma…
Passò la mano sul coperchio del piccolo pc: le piaceva sentir scorrere sotto le dita la superficie lucida e nera dell’oggetto tecnologico.
Finalmente, dopo tanti giorni di tensione, si sentì rilassata e… felice.
Felice? Sì felice!
Da quanto tempo non provava più quella sensazione appagante?
Guardò il suo volto riflesso nel vetro dei finestroni, e si sistemò con un gesto morbido l’onda dei suoi capelli sulla fronte. Era davvero felicità, quella?
Certo, due milioni di dollari accreditati sul quel conto cifrato erano una bella soddisfazione: ma non era sicura che fosse solo per quello.
Si alzò, raccolse il netbook e lo depose con attenzione nella borsa tracolla di Piquadro in pelle arancione, poi trascinandosi un trolley da cabina in pendant uscì in strada, alla ricerca di un taxi.
Un turbinio di pensieri le si agitavano per la testa: per chi aveva lavorato? Non lo sapeva nemmeno lei. Sulla transazione il mittente era un altro conto cifrato, anche se lei era riuscito a scoprire che la manca emittente era ubicata alle B.V.I., le Isole Vergini Britanniche, uno dei tanti paradisi fiscali. Usati anche dalla Mafia. Un ombra le passò sullo sguardo: e se lei non fosse riuscita a portare a casa la trattativa? Cosa le sarebbe potuto succedere?
E Phil? Già, Phil. Non è un uomo che, una volta conosciuto, si possa dimenticare facilmente…
Fermò un taxi di passaggio, e salì : "Stazione centrale"
L’ombra di un attimo prima si era già diradata.
"Va in vacanza, signorina?" chiese sorridente un ciarliero tassista che ostentava un viso da vecchio milanese, guardandola nello specchietto retrovisore.
"A Venezia" rispose lei.
"Ah, bene, speriamo che ci sia il sole.."
Raffaella Masini sorrise. Questa volta non era necessario poter visitare la città: il programma era un altro…
***
8 Maggio, Roma
Appena sceso dalla cabina dell’aereo, Phil accese il suo cellulare. Non che qualcuno lo stesse aspettando, lì a Roma, ma era in impaziente attesa comunque di avere una notizia …
Recuperò la sua valigia, e si diresse verso il centro Avis dell’aereoporto: avrebbe dovuto noleggiare una macchina europea, e la cosa, viste le sue dimensioni fuori dallo standard del vecchio continente, non lo metteva mai di buonumore.
Appena fuori dal terminal internazionale, il Blackberry vibrò.
"Ah, finalmente!" pensò Phil, e lesse la mail.

RICHIESTA AUTORIZZAZIONE ACCREDITO.
Secure Bank Tranfer
Importo: USD 2,000,000.00
Beneficiario: *********
Codice BKT: BVI2010CITY02
Per favore, confermare con codice segreto
"Facciamo subito, prima che ci ripensino!" disse ad alta voce, rispondendo al messaggio con un codice di sedici cifre.
La notizia dell’accredito del suo compenso aveva rasserenato l’americano.
Erano giorni che pensava e ripensava a quell’incarico: promessi due milioni di dollari da un Cliente sconosciuto, e per di più solo per partecipare a un’asta; non solo: le istruzioni erano di fermarsi al raggiungimento di un valore limite, valore che ‘il Cliente’ riteneva insuperabile.
Mah, c’erano cose che non riusciva a capire: nessuno gli aveva mai detto di fermarsi. Di solito, se il pezzo lo volevano, nessun prezzo era troppo elevato. Invece stavolta…
Allora lui aveva preteso che il compenso gli fosse accreditato sul suo conto cifrato alle Isole Cayman, e il Cliente non aveva battuto ciglio; ed infatti il Transfer veniva da una banca delle B.V.I., lo si capiva dal codice BKT. O per lo meno, lui ormai lo sapeva bene.
Comunque era stato pagato, e la cosa per lui finiva lì.
Ora bisognava riposarsi adeguatamente.
Salì sulla Mercedes coupè scura, e subito abbassò il tettuccio elettrico reclinabile: la giornata era decisamente primaverile a Roma, e almeno nel tratto cittadino fino all’ingresso dell’autostrada si sarebbe goduto quel bel teporino italiano.
L’auto viaggiava silenziosa e sicura, e Phil sorrise, pensando alla sua prossima vacanza.
"Venezia, sto arrivando."
(segue)

Nudo, foglie verdi e busto - Epilogo

Epilogo

25 Maggio, Praga
Sasha era seduto al centro del suo studio, sulla sua poltrona in pelle rossa. Ripensava a tutto quello che era successo negli ultimi due mesi: la primavera era arrivata anche a Praga, i colori fuori dalla porta finestra erano più vividi, non aveva più una cameriera, aveva perso quattro magnifiche tele di Picasso...
James bussò alla pesante porta di noce dell'ufficio:
"Avanti" disse stancamente l'uomo, senza alzarsi dalla poltrona.
"Mi perdoni, Signor Tusek, ma ci sono i Signori Abram Keller e Julio Jones che chiedono di lei."
"Va bene, James, falli passare. Li stavo aspettando."
"Come vuole, Signore." disse rispettosamente il maggiordomo, inchinandosi leggermente e facendosi da parte per consentire ai due visitatori di entrare.
"Buona sera a te, Sasha. A che dobbiamo l'onore di questa serata?" chiese Julio Jones, entrando sorridente.
"Ciao Julio, ciao Abram. Benvenuti!" li salutò l'uomo, alzandosi sorridente dalla poltrona "James, porta quella bottiglia di Millesimé che ti avevo indicato stamattina; con tre bicchieri."
"Flutes o coppe, Signore?"
"James, mi meraviglio di te: uno champagne nei flutes? Coppe, coppe, e per una sera al diavolo il perlage!"
James sparì, e poco dopo tornò con una bottiglia e tre calici. Aprì lo champagne, lo versò e poi si ritirò chiudendosi dietro di sé la pesante porta in noce.
Abram allora disse: "Ma come, Sasha, non hai detto niente a Julio?"
"Che cosa dovrei sapere?" chiese Julio, mentre passava i calici agli altri due uomini.
"Seguitemi" disse Sasha sorridente, dirigendosi verso la porta in fondo allo studio, dall'altro lato rispetto a quella dove era sparito James.
"Questo locale è la parte più riservata della mia collezione d'arte, qui tengo i miei pezzi più belli, e quelli a me più cari. Oggi voglio mostrarvi il mio ultimo arrivo."
Julio si affrettò dietro all'amico "Non mi avevi detto niente..."
Entrato nella stanza, il legale restò per un attimo senza parole: sul lato di destra c'erano due Picasso splendidamente restaurati; poi si girò sul lato di sinistra, ed anche lì altri due splendidi Picasso facevano una mostra di sé.
"Sasha, ma questi sono... sono.."
"Sì Julio, sono stati restaurati benissimo. Sono meglio di prima."
"Ma.. Ma, Sasha.. Come è possibile?.."
"Merito di Abram!" rispose Sasha, fingendo di non capire.
"Sasha, ma non te li avevano rubati?"
"Ci ha pensato Abram, ti ho detto. Ha rintracciato per caso chi li deteneva, e li ha.. recuperati. Questo ‘lavoro’ mi è costato un po', ma..."
"Diciamo una... decina di milioni di dollari!" disse ammiccando Abram
Il legale era interdetto: stava per replicare qualcosa, ma le parole gli morirono in bocca: sulla parete centrale infatti c'era un quinto dipinto.
Julio si avvicinò al quadro per osservarlo meglio, poi disse: "E questo sarebbe...?"
"...Nudo, foglie verdi e busto" concluse Abram, avvicinandosi a sua volta per ammirare meglio l'opera. "Picasso, 1932"
"Esatto, amici: vale 106 milioni di dollari." disse Sasha "Ed ora un brindisi!"
Julio ancora non riusciva a crederci: "Ma allora, il misterioso compratore dell'altra notte a New York... eri tu!"
Sasha e Abram incrociarono i loro sguardi, e si sorrisero.
"Fantastico!" continuò il legale "Ancora però non ho capito: queste sono le quattro tele che ti avevano rubato... o sono delle copie?"
"No, tranquillo, Julio: i dipinti sono autentici!" rispose Abram "E se lo certifica Abram Keller..."
"Certo, certo... Che sorpresa, ancora non ci posso credere! E pensare che l'assicurazione ti ha pure indennizzato con 120 milioni di dollari! Che te ne farai di quella cifra?"
Sasha non rispose, si limitò a sorridere alzando il bicchiere e brindando ai due amici.
Abram invece scuoteva la testa; il loro amico era un genio legale, ma non aveva mai saputo far di conto: era tutto previsto e calcolato, i dollari erano stati già tutti 'investiti'.
E mentre pensava questo, bevve un sorso dal calice.
"Sasha è stato abilissimo:" rifletteva tra sé l’esperto restauratore "ha pensato anche a controllare il prezzo a New York, senza perderci nemmeno un dollaro.."
Lo champagne era a temperatura perfetta, lui stava ammirando cinque delle più belle opere del mondo, quando un altro pensiero gli si fece largo, chiaro e nitido, nella mente: "Ma diamine, e se... anche il furto...No, non è possibile!.. Vuoi vedere che anche quello non è mai avvenuto davvero?"

(ogni riferimento a persone realmente esistite è assolutamente casuale. La storia ed i suoi personaggi sono frutto di fantasia, e non sono in alcun modo reali. Almeno credo)