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martedì 31 agosto 2010

Enigma - Prima Scena

Ho girato l’angolo e tu eri lì, dove non ti aspettavo. Elegante, in un completo grigio scuro, la cravatta annodata stretta nonostante il caldo torrido, mi hai chiesto se potevo aiutarti a cercare una persona a Milano. “Questo da dove arriva?” ho pensato guardandoti con un po’ di stupore. Nonostante la tua eleganza ed il tuo savoir faire ero incredula di fronte a tanta ingenuità. Non eri certo un ragazzino che poteva illudersi di trovare facilmente qualcuno in una grande città, in emulazione dell’ultimo film americano dove lui e lei si incontrano per caso in mezzo a milioni di persone e si chiedono “anche tu qui?”. Quarant’anni li hai tutti, un po’ di neve tra i capelli, l’eleganza ed il portamento di chi è cresciuto in un ambiente “protetto” e non ha dovuto poi sgomitare troppo per arrivare a costruirsi la propria vita.

Eppure eri davanti a me, con una mano tremante che mi offriva un lacero foglio di carta, tirato fuori dal tuo portafoglio nuovo di zecca e pieno di soldi. E su quel foglio c’erano stampate undici stupide lettere ed un accento. Avevi un nome ed un cognome e cercavi una donna. Sembrava disperatamente.

Enigma - Seconda scena

Arrivati a casa parcheggiammo la moto in garage, salimmo le scale dagli scantinati al portone e prendemmo l’ascensore per il quarto piano. L’appartamento dove vivevo mostrava chiaramente che ero sposata ed avevo dei figli, ma questo non sembrava turbare minimamente l’uomo del quale ancora non conoscevo il nome, che mi seguiva deciso ma educatamente indietro rispetto ai miei passi, all’interno della casa.

Enigma - Terza Scena

Gli sorrisi, ma dentro di me avevo paura. Avevo paura più di me che di lui. Sentivo che non mi avrebbe fatto nulla che io non avessi voluto, eppure era questo il problema. Io cosa volevo? Perchè avevo accettato di aiutarlo? Uno sconosciuto. Una persona che in altre occasioni non avrei nemmeno osato avvicinare. Ed ora era lì. A casa mia. Ed io avevo paura. Gli passai accanto ben attenta a non sfiorarlo, visto che lo spazio tra il tavolo della cucina e la parete attrezzata era ingombrato dalla sua presenza e gli dissi di seguirmi. Salimmo le scale che andavano in mansarda e mi scoprii a muovermi un po’ seducente mentre le gambe si attardavano su ogni singolo gradino. Aprii la porta dello studio e mi diressi dritta verso lo stereo, aprendo un mobiletto e tirando fuori gli Studi di Chopin Opera 10 e 25 di Vardan Mamikonian. “Vuoi fargli buona impressione?” mi chiesi sorridendo. Poi mentre le note del pianoforte iniziavano ad echeggiare nella mansarda, andai alla scrivania ed accesi il PC.

Enigma - Quarta Scena

Sebastiano scoppiò a ridere e si alzò, raggiungendomi al centro della stanza e bloccandomi con le mani strette in vita.
- Lo sapevo!
- Lo sapeva? – esclamai cercando di divincolarmi. Lui mi lasciò andare facendomi compiere una piroetta al ritmo del pianoforte di Mamikonian che suonava sospeso nell’aria.
- Sì... non poteva essere così facile.
- Sebastiano, non la capisco... vuole spiegare anche a me?

Enigma - Quinta Scena

Feci capolino con la testa nella stanza ma lui non c’era. Dove poteva essere? Sbirciai nell’altra stanza in mansarda, la camera da letto degli ospiti, e lo trovai seduto su una poltrona a guardarmi.



- E’ bella, sa, Lara?
- Io? Ma...
- Non sia modesta...
- Lasci perdere... così mi imbarazza – gli risposi avanzando e poggiando sul tavolinetto in noce vicino a lui i due bicchieri e lo champagne.

Enigma - Ultima scena

Mi chiese scusa, balbettando.
Io lo guardai senza dire nulla. Macchè scusa, volevo dirgli. Resta qui!