Ho girato l’angolo e tu eri lì, dove non ti aspettavo. Elegante, in un completo grigio scuro, la cravatta annodata stretta nonostante il caldo torrido, mi hai chiesto se potevo aiutarti a cercare una persona a Milano. “Questo da dove arriva?” ho pensato guardandoti con un po’ di stupore. Nonostante la tua eleganza ed il tuo savoir faire ero incredula di fronte a tanta ingenuità. Non eri certo un ragazzino che poteva illudersi di trovare facilmente qualcuno in una grande città, in emulazione dell’ultimo film americano dove lui e lei si incontrano per caso in mezzo a milioni di persone e si chiedono “anche tu qui?”. Quarant’anni li hai tutti, un po’ di neve tra i capelli, l’eleganza ed il portamento di chi è cresciuto in un ambiente “protetto” e non ha dovuto poi sgomitare troppo per arrivare a costruirsi la propria vita.
Eppure eri davanti a me, con una mano tremante che mi offriva un lacero foglio di carta, tirato fuori dal tuo portafoglio nuovo di zecca e pieno di soldi. E su quel foglio c’erano stampate undici stupide lettere ed un accento. Avevi un nome ed un cognome e cercavi una donna. Sembrava disperatamente.
Un cappello pieno di ciliege, di Oriana Fallaci
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Avevo iniziato a leggere questo libro molti anni fa e non ero riuscita a
superare le prime dieci pagine. Adesso, forse complice un’età più avanzata
e un...
1 anno fa